L’ipnotista

L'ipnotista - Lars Kepler

Dunque dunque dunque…eccoci al momento della verità. Qualche mese fa, durante un giro in libreria, ho comprato il romanzo Nella mente dell’ipnotista di Lars Kepler, scoprendo solo in un secondo momento che si trattava del seguito del romanzo L’ipnotista (che pure qui, botta di fantasia nei titoli…). Ovviamente ho deciso di procedere con ordine e, qualche tempo dopo, ho recuperato anche il primo libro che ora ho letto e di cui vado a parlarvi.

Chi mi segue su Facebook sa già che, nonostante i messaggi subliminali lanciati dalla copertina del libro quali: “Un romanzo che ha venduto oltre 600.000 copie i Italia!” o “Lars Kepler, autore di best sellers venduti fino ai limiti della galassia” io, a questo romanzo, dico no. Ma proprio un grande, enorme e convinto no.

Sarà che, a differenza degli altri 600.000 lettori, non ho capito esattamente dove gli autori (perché, per chi non lo sapesse, sono due, marito e moglie, nascosti sotto questo pseudonimo) volessero andare a parare; sarà che non comprendo mai la necessità di riempire 600 pagine con un romanzo che a malapena ne giustifica 200; sarà che io da un thriller mi aspetto tensione; sarà quel che sarà. Sta di fatto che proprio non mi è piaciuto. Ma andiamo con ordine e cominciamo dalla trama.

Il romanzo si apre con la scena di un efferatissimo omicidio, ma una cosa degna dei migliori film splatter per capirci: famiglia brutalmente massacrata e mutilata in casa, unico sopravvissuto il figlio, comunque gravemente ferito. A indagare sul caso chiamano il detective Linna che decide di avvalersi della consulenza di Erik Maria Bark, ipnotista dal passato tormentato e dal presente pure mal messo. Il suo coinvolgimento nelle indagini porta al rapimento del figlio Benjamin, malato di emofilia. Da qui una corsa contro il tempo per salvare il figlio e risolvere il caso.

Ora, per gradi, vi dirò tutto quello che non mi ha convinto:

  • Il caso iniziale di omicidio: dopo una cinquantina di pagine viene praticamente dimenticato, il lettore non sente più parlare di Josef Ek (il ragazzo sopravvissuto), della sua famiglia massacrata o della sorella Evelyn. Salvo poi, verso la fine, liquidare il caso in mezza pagina. Mezza, non lo dico tanto per dire. Delusione.
  • La famiglia Bark: asfissiante, sembra di leggere una trasposizione letteraria delle peggiori telenovela. Non si parlano quasi mai e se lo fanno è solo per farsi dispetto, come dei ragazzini. I problemi esistenziali si accavallano l’un l’altro ma invece di provare a risolverli, marito e moglie dicono sempre e consapevolmente la cosa sbagliata, di proposito, perché gli va così. Per poi perdersi in riflessioni sul perché sono stati tanto stupidi. Mah.
  • Il thriller: lento, indicibilmente lento, in modo particolare nella prima metà. Tolta la parte iniziale degli omicidi e le ultime 200 pagine dove la storia finalmente acquisisce ritmo, nel mezzo c’è solo noia. Indagini estremamente lente che non portano mai a nulla; personaggi poco significativi che, a fatica, restano impressi nella memoria; due casi teoricamente legati, ma praticamente su due mondi diversi.
  • Lo stile degli autori: come detto, prolisso ed inutilmente dettagliato. Va benissimo contestualizzare, va benissimo riempire la scena con particolari utili a far immedesimare il lettore, ma davvero abbiamo bisogno di sapere che Linna esce dalla porta, guarda a destra, fa un cenno alla receptionist, guarda a sinistra, fa tre passi, butta la buccia di una banana gialla in un cestino dell’immondizia di alluminio e poi, finalmente, dopo 10 interminabili righe, supera i tre metri che lo separano da Bark che lo sta aspettando? Anche no.

L’ipnotista ha venduto tanto (che non significa necessariamente che sia piaciuto tanto, badate), ma personalmente non lo consiglierei a nessuno. La storia c’è e, in effetti, dal momento del flashback e del racconto di Bark sul suo passato da ipnotista (circa a pagina 400) migliora, e di gran lunga, diventa persino coinvolgente. Il problema è che è stato tutto troppo diluito in un mare di dettagli superflui che fanno completamente perdere tensione alla storia.

Il caso iniziale di omicidio, viste le premesse, poteva benissimo essere approfondito e meglio sviluppato: insomma, si parte con un massacro tremendo, bambini mutilati con una violenza inaudita, e poi la cosa viene lasciata lì, in sospeso, per chiuderla con un colpo di penna dopo centinaia di pagine e senza alcuno sviluppo? Altri personaggi secondari, come Aida, la fidanzata di Benjamin, improvvisamente svaniscono dalla scena.

Insomma, per quel che mi riguarda, buona l’idea ma non posso proprio dire che sia stata sviluppata nel migliore dei modi. Poi è chiaro, io sono uno contro i 600.000: se lo avete letto o avete comunque intenzione di farlo, fatemi sapere cosa ne pensate.

 

Informazioni sul Libro

Titolo: L’ipnotista (or. Hypnotisören)
Autore: Lars Kepler
Traduttore: A. Bassini
Editore: Superpocket

Anno di pubblicazione: 2015 (prima ed. originale 2009)
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