La stanza di ossidiana

La stanza di ossidiana - Preston e Child

Ormai lo sapete quanto io ami i romanzi di Preston e Child dedicati all’agente Pendergast. Li ho letti tutti, dal primo all’ultimo e ho sempre apprezzato il loro stile anche se, va detto, pian piano la qualità delle storie è andata calando. Ma mai e poi mai avrei pensato di trovarmi qui a scrivere una recensione tanto negativa di un loro romanzo. Mai, prima di leggere La stanza di ossidiana… E da fan accanito lo faccio con ancor più irritazione. Ma andiamo per gradi.

Come sempre cominciamo dalla trama che, in questo caso, praticamente non esiste. Così risparmiamo tempo. Il romanzo è la continuazione diretta del libro precedente, La costa cremisi, e comincia con 60 pagine di inseguimento estremamente piatto e noioso, ad opera di Proctor. Ebbene sì, Proctor, il maggiordomo molto speciale di Pendergast. La domanda che mi sorge spontanea è perché? Insomma, Proctor da quindici libri è la versione pendergastiana dell’Alfred di Bruce Wayne: esiste, noi lo sappiamo e lui sa che noi lo sappiamo, conosce ogni segreto del suo capo, anche quelli più terribili, e nonostante questo si limita a portare in tintoria il suo costume ogni notte. E va bene così. Perché cavolo dedicare un quinto del libro a Proctor che scorrazza per il mondo per poi, tra l’altro, mollarlo lì? Perché sì, finite le 60 pagine, di lui non si parla più. Ma proseguiamo.

La storia continua con un ritorno in grande stile di un personaggio presunto morto cadendo in un lago di lava di un cratere vulcanico attivo (mica pizza e fichi insomma) ormai un milione di libri fa, ma che, improvvisamente, risulta essere vivo e vegeto. E non temete, Preston e Child ci tengono a fare le cose bene e spiegano perfettamente come ciò sia possibile: ovviamente non svelo, ma sappiate che la cosa fa sembrare Chuck Norris un vero dilettante. Non dico che sia improbabile, dico proprio che è impossibile. Ma proseguiamo di nuovo.

Nel corso del racconto fanno una comparsata anche il tenente D’Agosta e consorte, vengono rinominati in modo del tutto casuale personaggi e fatti dell’intera serie, tornano di moda gli esperimenti di Enoch Leng, raccontati nel romanzo La stanza degli orrori, e diventano quasi parte centrale della storia. Insomma, un put pourri di cose buttate a caso senza senso e senza scopo.

I fatti contenuti potrebbero essere riassunti in una sola frase (e non scherzo) e tutto il resto è noia. Preston e Child si perdono in dettagli inutili e estremamente noiosi i cui unico scopo è aumentare la pagine del libro per poi sorvolare sugli unici passaggi fondamentali: insomma, uno che passa trent’anni a costruirsi identità false, società di comodo, che crea depistaggi incredibili per nascondere le sue tracce, viene praticamente trovato da tutti, dall’FBI alla più dozzinale delle criminali, il tutto giustificato da appena accennate motivazioni che non entrano in dettagli che, per ovvie ragioni, non potrebbero spiegare.

Insomma, La stanza di ossidiana è i il classico esempio di romanzo scritto per continuare a fare soldi cavalcando un precedente successo. Delle trame appassionanti dei primi romanzi ormai non è rimasto nulla ed evidentemente Preston e Child hanno finito la fantasia. La decisione di resuscitare in un modo del tutto inverosimile un personaggio, di sprecare 60 pagine iniziali fini a se stesse, di riesumare vecchie storie già viste, vecchi personaggi senza alcuno scopo, è chiaro segnale che qualcosa non va, che le idee sono terminate.

La saga familiare, cominciata ormai dodici romanzi fa come piacevole e coinvolgente svolta, è stata sfruttata e usurata dagli autori fino a trasformarla in una ridicola parodia di se stessa. Ora, davvero, è il momento di dire basta, di svoltare e cercare nuove idee, se ce ne sono.

Ricordando quindi agli autori che se non si ha più niente da dire si fa più bella figura a stare zitti, vi sconsiglio di leggere questo romanzo anche se, come me, avete letto tutti i precedenti. Nell’ipotesi di altri futuri libri, potete scrivermi in privato e sarò felice di dirvi le uniche due cose da sapere (se così vogliamo dire) e farvi così risparmiare un po’ di soldi e di tempo.

La delusione proprio: bruciante e deprimente.

 

Informazioni sul Libro

Titolo: La stanza di ossidiana (or. Body Double)
Autore: Douglas Preston & Lincoln Child
Traduttore: E. Finocchiaro
Editore: Rizzoli

Anno di pubblicazione: 2017 (prima ed. originale 2016)
Leggi un estratto qui: Amazon


Commenti

La stanza di ossidiana — 4 commenti

    • Ma tu non puoi capire l’irritazione. Soprattutto le prime pagine poi… Non ci potevo credere. E la cosa peggiore è che ho il sospetto che non sia finita qui. Chi vivrà vedrà.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>