L’anello d’oro

L'anello d'oro - Cristina Bruno

Dopo romanzi di narrativa e saggi, vi parlo di una spy-story dal titolo L’anello d’oro, romanzo d’esordio della scrittrice Cristina Bruno pubblicato nel 2014. La trama mi è sembrata subito interessante e, inoltre, ero in cerca di un libro che mi desse un po’ di adrenalina. Una lettura nel complesso piacevole nonostante qualche dettaglio non mi abbia convinto fino in fondo.

Mosca, 2002. Peter Sullivan è un famoso professore americano esperto di sicurezza informatica recatosi in Russia per un lavoro all’università. L’incontro con la collega Ksenija Fedorovna Bašmakova e un documento segreto trafugato a un’importante azienda sconvolgeranno la tranquilla vita di Peter. Per i due non ci sarà più pace e dovranno guardarsi costantemente le spalle per sfuggire a uomini spietati disposti a tutto pur di recuperare quel documento ed evitare uno scandalo che potrebbe mettere a rischio l’equilibrio di tutto il pianeta.

Scrivere la recensione di questo romanzo mi crea un po’ di difficoltà perché, nonostante la lettura si sia rivelata piacevole e scorrevole, ci sono alcuni aspetti che mi hanno lasciato un po’ dubbioso a cominciare dalla forte impronta descrittiva del racconto. Fin dal principio non ho potuto fare a meno di notare un’attenzione al particolare un po’ eccessiva nelle descrizioni di persone, luoghi, avvenimenti e persino gesti: se da un alto alcuni dettagli possono far piacere e incuriosire il lettore, dall’altro la sovraesposizione rischia di ottenere l’effetto opposto. Una spy-story è caratterizzata da un ritmo via via sempre più serrato che accompagna il lettore all’ultima pagina senza dargli un attimo di respiro, tenendolo con il fiato sospeso e sempre in tensione. Ne L’anello d’oro questo un po’ mi è mancato proprio per via di descrizioni troppo particolareggiate che spezzavano continuamente il ritmo non permettendomi di entrare in questo stato di adrenalina costante. In romanzi di questo genere i dettagli forniti al lettore dovrebbero essere in qualche modo sempre legati alla storia o comunque rivestire un particolare ruolo nello svolgimento della stessa: sapere di quanti gradi un uomo dondola sulla sedia, la posizione esatta di ogni arto di un cadavere o la descrizione particolareggiata dell’architettura di una chiesa rischia, purtroppo, di deviare l’attenzione e di rompere il ritmo della narrazione.

I personaggi sono invece molto ben costruiti, li ho apprezzati prima di tutto per la loro normalità: è stato un piacere leggere una storia dove i protagonisti, persone comuni, hanno il comportamento che ci si aspetta da loro in una situazione straordinaria. Nessun atto di sfrenato eroismo o incondizionato spirito di sacrificio, scappano quando c’è da fuggire e lottano con astuzia quando c’è da combattere con il solo obiettivo di salvarsi la vita come chiunque al loro posto.

Un altro aspetto positivo è la scorrevolezza del testo che, tolti gli intermezzi descrittivi che vi ho raccontato, risulta piacevole, leggero e assolutamente ben scritto. Impossibile non notare che l’autrice, consulente informatica nella vita di tutti i giorni, giochi in casa: contrariamente a quanto detto prima però, in questo caso le descrizioni un po’ dettagliate e l’uso di terminologia specifica è più che giustificata e per nulla fuori luogo.

Un ultimo appunto sul finale del quale ancora una volta ho apprezzato la coerenza e la scelta dell’autrice di chiudere il romanzo in modo verosimile senza cadere nel banale e mantenedosi ben lontana dalla classica americanata ormai troppe volte usata dagli scrittori per mettere la parola fine tra altezzosi fuochi d’artificio. In questo caso avrei apprezzato qualche dettaglio in più perché ho un po’ la sensazione di aver lasciato qualcosa in sospeso, sebbene non escluda che si tratti di un effetto voluto.

L’anello d’oro di Cristina Bruno è un romanzo interessante e piacevole al quale manca solo un po’ del ritmo caratteristico di questo genere di storie.


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