La lettera scarlatta

La lettera scarlatta - Nathaniel Hawthorne

Dopo qualche giorno, eccomi finalmente qui a parlarvi del romanzo La lettera scarlatta scritto da Nathaniel Hawthorne e pubblicato nel 1850. Da tempo desideravo leggere questo libro senza in realtà avere una vera e propria conoscenza della trama se non a grandi linee. Non so dirvi come mai, ma mi ha sempre incuriosito. Ora l’ho letto e, devo ammetterlo, mi aspettavo qualcosa di diverso.

Boston, XVII secolo. La piazza è gremita di gente pronta ad assistere alla condanna della giovane e bella Herter Prynne, una peccatrice, un’adultera. In assenza del marito, Hester ha peccato e dalla relazione  con un uomo sconosciuto è nata una figlia, Perla. Sebbene la pena per l’adulterio sia la morte, i giudici sono clementi e condannano Hester a portare al petto una A scarlatta per il resto dei suoi giorni; una lettera che sarà per sempre simbolo e memoria dei suoi peccati. Nonostante le pressioni, Hester rifiuta ostinatamente di rivelare chi sia il padre della bambina, ma la verità è destinata a venire alla luce.

Come vi ho anticipato, mi aspettavo qualcosa di diverso da La lettera scarlatta, non so dirvi di preciso che cosa non mi abbia convinto, ma dire che questo romanzo mi sia piaciuto sarebbe una mezza bugia. Mezza, perché alcuni aspetti li ho trovati molto belli e interessanti, altri invece noiosi e ripetitivi.

Le vicende raccontate nel romanzo, sono precedute da un capitolo intitolato La dogana, che ha lo scopo di contestualizzare tutta la successiva narrazione. In questa introduzione, l’autore racconta del casuale ritrovamento di una bellissima lettera fatta di un pregiato tessuto scarlatto e ricamata in modo sublime in mezzo ad alcuni incartamenti ufficiali ormai lasciati a ingiallire in una stanza degli uffici dove lavora. Ho trovato molto interessante l’idea di voler rendere la storia in qualche modo reale, ma l’eccessiva lunghezza e le continue e inutili divagazioni di questo primo capitolo hanno rischiato subito di farmi abbandonare la lettura. Dedicare un quinto del libro a questa prima parte è stato, secondo me, davvero eccessivo.

Lo stesso problema si ha in tutto il racconto dove la parte narrativa è molto povera: a esclusione della scena iniziale con la pubblica condanna di Hester e di quella finale, che però non vi dico, tutta la parte centrale del romanzo è quasi completamente priva di avvenimenti. L’autore si concentra molto sulla descrizione dei personaggi da un punto di vista caratteriale ed emotivo introducendo di frequente divagazioni strettamente morali e trascurando molto l’aspetto più narrativo. L’assenza di una vera e propria catena di avvenimenti rende la lettura meno coinvolgente e più distaccata: leggere La lettera scarlatta è come trovarsi di fronte a un bellissimo quadro mentre qualcuno alle tue spalle ti descrive la scena dipinta davanti ai tuoi occhi senza però che tu riesca a entrarci davvero.

Lasciando da parte questi aspetti, ho trovato davvero molto interessante il contesto storico, la descrizione delle usanze dell’epoca e il rapporto di uomini e donne con la religione; un legame forte al punto da rendere il peso della lettera scarlatta che Hester porta al petto una pena peggiore della morte stessa.

Credo che La lettera scarlatta sia un bellissimo romanzo dal punto di vista storico, ma poco avvincente da quello narrativo. Un libro perfetto per chi desidera conoscere le usanze di quel secolo e in particolare il rapporto con la religione; se inceve state cercando una grande storia questo non è, secondo me, il libro giusto.


Commenti

La lettera scarlatta — 3 commenti

  1. Ciao Fabio (giusto?) :)
    Ho appena scoperto il tuo blog e, dando un’occhiata, devo dire che è ben costruito e mi piace: complimenti!
    Riguardo a “La lettera scarlatta”, non posso che esser d’accordo con te: anch’io ho trovato la trama un po’ smorta, lenta, senza alcun colpo di scena significativo; non mi ha stupito nemmeno la scoperta dell’identità del padre di Perla, perché l’avevo già intuito!
    Dal punto di vista storico, come invece affermi tu, penso sia uno spunto iniziale valido per comprendere l’epoca in cui è ambientato, soprattutto nel caso si leggessero altri libri che trattano di quel periodo.
    Sempre di Hawthorne, alcuni mi hanno consigliato di leggere “Il fauno di marmo” (ultimo romanzo pubblicato dallo scrittore in vita), che dicono sia superiore a “La lettera Scarlatta”: ne hai mai sentito parlare?

    Bene, mi sono dilungata parecchio (la sintesi, non è un mio dono!)! :p

    Buona giornata!:)

    • Ciao Maria Agnese! Sì Fabio, esatto 😉
      Ti ringrazio davvero molto per i complimenti e benvenuta! Devo dirti che non ho mai sentito nominare “Il fauno di marmo” ma proverò a informarmi. “La lettera scarlatta” è stata un po’ una delusione, era da moltissimo che volevo leggerla e avevo aspettative molto diverse da ciò che poi si è concretizzato; non saprei neanche dirti bene cosa, ma di sicuro una trama più articolata e intricata. Invece, come dici tu, l’identità del padre è facilmente intuibile fin dal principio. Se dovessi leggere il romanzo che mi hai citato fammi sapere cosa ne pensi se ti va!

      Buona giornata anche a te e a presto! :)

      • Anch’io mi aspettavo molto di più; non so, il titolo mi aveva sempre ispirata parecchio!
        Penso che l’intenzione di Hawthorne, scrivendo questo romanzo, non fosse quella di soffermarsi sulla narrativa vera e propria ma, semplicemente, di raccontarci il periodo storico, la mentalità dell’epoca, le usanze, il “pensiero” religioso.
        E, per fare tutto ciò, doveva creare una sorta di “contorno”, cioè la storia di Hester; ecco perché, a parer mio, il libro non entusiasma particolarmente.

        A presto! :)

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