Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra

Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra - Roald Dahl

Il libro di cui vi parlo oggi è entrato nella mia personale biblioteca per puro caso durante un giro in libreria: l’ho visto, mi ha incuriosito e, sebbene non ne avessi mai sentito parlare, l’ho comprato. Si tratta di Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra di Roald Dahl, autore celebre per il romanzo per ragazzi La fabbrica di cioccolato. Un libriccino che contiene due racconti dedicati al mondo dei libri.

Il primo racconto, Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra, è la storia di Mr Buggage, proprietario di un negozio di libri rari e antichi a Londra. Nonostante la libreria non sia un luogo particolarmente frequentato e, all’apparenza, gli affari non vadano proprio a gonfie vele, Mr Buggage e la sua assistente Miss Tottle riescono a vivere nel lusso più sfrenato. Che segreto nascondono? In che modo riescono a condurre una vita tanto agiata?

Il secondo racconto si intitola Lo scrittore automatico e racconta la storia del giovane Adolph Knipe, genio della meccanica e frustrato scrittore fallito. L’invenzione di una macchina capace di scrivere racconti originali in pochi secondi gli permetterà di vendicarsi di quel mondo che per anni lo ha snobbato.

Leggendo questi due racconti ho subito notato la negatività che traspare nei personaggi descritti da Dahl: sia Mr Buggage che Miss Tottle sono di brutto aspetto, malvagi e meschini, abili a ingannare il prossimo e, cosa peggiore, da ciò traggono sodisfazione; Knipe, giovane aspirante scrittore, coltiva dentro di sé solo un desiderio di vendetta, vuole ingannare chi lo ha sempre ignorato e distruggere chi, onestamente, è riuscito dove lui ha fallito; è invidioso e, come nel primo racconto, gode nel veder gli altri cadere nella sua rete di inganni. In entrambi i casi non ci troviamo di fronte a ritratti molto lusinghieri.

Un altro aspetto che mi ha colpito, soprattutto leggendo Lo scrittore automatico, è la sensazione che Dahl usi il racconto come arma di denuncia di un mondo che vede in qualche modo corrotto: il giovane Knipe è arrabbiato, ritiene che gli editori siano ingiusti nei suoi confronti, che preferiscano pubblicare racconti dozzinali e poco originali scartando lavori di maggior qualità in quanto sono in cerca di facili guadagni. Ciò che è dozzinale e scontato piace, permette di fare soldi sicuri, perché rischiare? Un ritratto dell’editoria che, purtroppo, mi capita di notare anche oggi: libri di dubbia qualità, scritti (forse) da personaggi famosi che poco hanno da dire ma che garantiscono vendite facili solo grazie al loro nome; romanzi prodotti in catena di montaggio che affollano gli scaffali delle librerie a una velocità impressionante per seguire la moda del momento, dai vampiri alla narrativa erotica.

Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra non è un libro che resta impresso a vita nella mente del lettore per via di chissà che qualità narrativa, ma credo si tratti di una coppia di racconti estremamente attuali nella loro metafora e che vi consiglio di leggere. Si tratta di una lettura molto leggera, carica di un umorismo nero e davvero molto breve: meno di 80 pagine in tutto; un paio d’ore che vi consiglio di dedicare a questo autore che, in poche pagine, ha centrato un tasto dolente ancora molto attuale, forse troppo. Una lettura breve che vi farà riflettere.

 

Informazioni sul Libro

Titolo: Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra (or. The Bookseller – The great automatic grammatisator)
Autore: Roald Dahl
Traduttore: Massimo Bocchiola
Editore: Guanda
Anno di pubblicazione: 2009 (prima pubblicazione, rispettivamente: 1986 – 1953)
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