L’analfabeta che sapeva contare

L'analfabeta che sapeva contare - Jonas Jonasson

Eccomi finalmente a parlarvi del secondo romanzo di Jonas Jonasson, L’analfabeta che sapeva contare (2013). Ho conosciuto questo autore leggendo Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve e quando mi è giunta la notizia riguardante l’uscita di un secondo romanzo non ho saputo resistere. Avevo un gran bisogno del suo surreale umorismo.

Nei primi anni ’60, in un Sudafrica in piena Apartheid e più precisamente in una baracca di Soweto, nasce Nombeko, una ragazzina nera, povera e analfabeta che per vivere lavora come svuota latrine fin dall’età di cinque anni. Crescendo Nombeko si trasforma in una ragazzina sveglia, intelligente e abilissima a destreggiarsi tra i numeri. Proprio questa sua straordinaria dote e una serie casuale di avvenimenti improbabili, la porteranno lontano dal Sudafrica: in compagnia di tre sorelle cinesi un po’ stralunate, due fratelli gemelli con una storia surreale e una ragazza sempre arrabbiata si ritroverà ben presto a dover affronatare una serie di imprevisti al limite dell’assurdo che la porteranno fino alla corte del re di Svezia.

L’analfabeta che sapeva contare è un romanzo imprevedibile. Come nel precedente libro, Jonas Jonasson sfodera tutta la sua abilità nel mescolare fatti e persone reali con eventi al limite del surreale dando vita a una storia divertente, leggera e davvero molto piacevole. In questo romanzo vengono toccati argomenti delicati e importanti come il razzismo e l’apartheid, le armi nucleari e le rivolte anarchiche. La grande abilità di questo autore sta nel riuscire a trattare temi di questo peso in modo molto speciale, rispettoso e allo stesso tempo leggero e ricco di umorismo. Non ho potuto non innamorarmi di Nombeko che, nonostante tutto quello che ha subito, riesce sempre ad affrontare ogni nuova sfida con grande forza e un pizzico di sarcasmo: un personaggio davvero speciale.

La storia comincia con un susseguirsi di avvenimenti in rapida successione per poi rallentare, un particolare che ho notato anche nel primo romanzo. I personaggi sono tutti molto originali, eccentrici e dotati di una spiccata personalità, ognuno con le proprie manie, una più assurda e ridicola dell’altra, al punto che ci si trova a simpatizzare anche per i cattivi.

L’unico punto debole del romanzo riguarda l’età dei personaggi: nonostante la storia cominci con una Nombeko quindicenne e finisca che ha circa quarant’anni, questa crescita non viene percepita dal lettore. Da una parte questo è dovuto al fatto che l’aspetto dei personaggi è lasciato molto in secondo piano e solo di rado l’autore fa qualche cenno alle loro caratteristiche fisiche; allo stesso tempo non si percepiscono variazioni caratteriali o di comportamento con il passare degli anni dando l’idea che i personaggi siano senza età. Mi è venuto il dubbio che questo sia voluto perché è una caratteristica comune anche nel romanzo precedente.

L’analfabeta che sapeva contare è un libro leggero e scorrevole che consiglio a chi desidera passare qualche giorno in compagnia di personaggi bizzarri e simpatici per fare con loro quattro risate in semplicità, senza particolari pretese.


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