Il miglio verde

Il miglio verde - Stephen King

Il romanzo di stasera è uno dei più grandi successi di Stephen King, maestro indiscusso del horror, che per una volta mette da parte il suo genere preferito per dare vita a un libro di grande qualità: Il miglio verde. Pubblicato per la prima volta a puntate nel 1996, è stato poi riportato al successo grazie all’omonimo film del 1999.

Negli anni ’30, nel penitenziario di Cold Mountain, Paul Edgecombe è il capo delle guardie carcerarie responsabili del braccio della morte. Oggi Paul ha 103 anni e, dall’ospizio in cui vive, racconta la sua storia.
Qualche tempo dopo l’esecuzione di due condanne, nel braccio della morte fa il suo ingresso John Coffey, un enorme uomo di colore, accusato di aver violentato e ucciso due bambine. Nonostante il suo aspetto, Coffey si rivela molto tranquillo e silenzioso, ha paura del buio e sembra non essere molto intelligente, al punto da aver difficoltà persino ad allacciarsi le scarpe. Con lui, in attesa della condanna, ci sono altri due detenuti: il francese Delacroix con il suo topolino domestico Mr Jingles e Warthon che, al contrario di Coffey, non perde occasione di creare problemi. Ben  presto Paul capisce che in Coffey c’è molto di più di quello che sembra arrivando a scoprire un segreto che potrebbe cambiare la sua vita per sempre.

Ho letto Il miglio verde diversi anni fa durante un’estate in montagna. Ricordo di aver preso in prestito dalla biblioteca i sei piccoli libretti dell’edizione a puntate e di averli letteralmente divorati. Questo romanzo si allontana molto dal genere a cui Stephen King ci ha abituati, raccontando una storia ricca di emozioni e di messaggi importanti e condendo il tutto con un tocco fantastico così delicato e speciale da sembrare reale. Il miglio verde è un romanzo di contrasti a cominciare dall’ambientazione, il braccio della morte di un penitenziario, luogo di morte e tristezza mitigato però  da sentimenti di affetto e amicizia tra le persone che, da una parte e dall’altra delle sbarre, lo vivono quotidianamente. Un contrasto rappresentato anche da guardie e detenuti, le due fazioni contrapposte e, al contempo, all’interno di ognuna di esse: credo sia significativo il fatto che King abbia deciso di “sporcare” il bene rappresentato dalle guardie penitenziarie, mettendo fra loro Percy, arrogante e perfido secondino; allo stesso modo purifica il male con la figura di Coffey, il detenuto buono, docile e pauroso, cosa che, di nuovo, si scontra con le aspettative create dalla sua grande mole.

Ho fatto molta fatica a scegliere il genere di appartenenza per Il miglio verde e alla fine ho optato per i thriller, anche se probabilmente non è del tutto corretto. Un romanzo davvero molto bello, la cui storia emozionante e commovente non lascia indifferente il lettore. Una lettura che consiglio anche a chi non è un amante del solito Stephen King.


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