Dahlak: l’avventura della felicità

Dahlak l'avventura della felicità - Gianni Roghi

Oggi vi parlo di un libro molto particolare, Dahlak: l’avventura della felicità di Gianni Roghi. Il racconto della spedizione che nel dicembre del ’52 ha portato l’autore e una squadra di scienziati ed esploratori alla scoperta delle isole Dahlak in Eritrea. Un racconto che mi ha emozionato e allo stesso tempo lasciato con l’amaro in bocca.

In questo libro Gianni Roghi racconta la sua straordinaria esperienza durata circa sei mesi, dal 28 dicembre del 1952 al 26 giugno del 1953, alle isole Dahlak. Una spedizione organizzata da diverse realtà scientifiche italiane con lo scopo di esplorare un territorio ancora sconosciuto e di studiarne e catalogarne la fauna.

Avevo già letto questo libro diversi anni fa, forse ancora alle scuole medie e, come spesso succede, non ne ricordavo nessun dettaglio: mi era rimasto solo il ricordo di una lettura piacevole ed emozionante e, proprio per questo motivo, ho deciso di rileggerlo. Come vi ho già anticipato, questa lettura mi ha lasciato con sentimenti contrastanti e questo probabilmente è dovuto a una maturità che non avevi ancora negli anni della mia prima lettura.

Gianni Roghi descrive in questo libro luoghi stupendi, da togliere il fiato; solo a leggere le descrizioni e i resoconti dell’autore si riesce a immaginare la bellezza incredibile e inviolata della natura: barriere coralline ricche di vita, pesci delle più varie specie, tartarughe marine, squali, delfini e tantissimi uccelli diversi; il Mar Rosso con i suoi colori meravigliori in netto contrasto con l’aridità del deserto; gli usi e i costumi di popolazioni così lontane da noi. Tutto questo è ciò che rende questo libro splendido e coinvolgente.

Allo stesso tempo l’autore descrive l’altro aspetto della spedizione scientifica: la cattura e la raccolta di animali da riportare in Italia per la ricerca. Ecco che leggeremo di squali cacciati a fiocinate, barriere coralline colpite da bombe casalinghe di bassa carica gettate in mare per uccidere i pesci più piccoli, rifugiati negli anfratti dei coralli. A questo si aggiungono murene colpite con arpioni, squali impigliati in letali reti, uccelli uccisi a fucilate, mante arpionate e poi trascinate a secco sulla nave e molto altro.

La cosa che più mi è dispiaciuta è stata leggere l’entusiasmo per questa caccia frenetica che ha permesso di riportare indietro oltre 4000 chilogrammi di animali conservati in forlmalina, sotto alcol o essiccati. Ovviamente non tutti gli animali uccisi sono stati riportati indietro: pensate solo a quanti ne restavano intrappolati nelle reti o uccisi dalle bombe; al momento della selezione, quelli non utili o già raccolti i diversi esemplari, venivano scartati. Morti inutili.

Sebbene mi renda perfettamente conto che stiamo parlando di una spedizione di oltre 60 anni fa, leggere questo entusiasmo per la cattura di animali anche rari mi lascia un po’ l’amaro in bocca. L’idea che di fronte alla maestosità di uno squalo balena, la prima cosa che viene in mente è lanciargli addosso delle bombe per ucciderlo (fortunatamente senza successo), è per me incomprensibile. Sono speranzoso che oggi ci siano maggiori tutele a salvaguardia delle specie, soprattutto quelle più rare e a rischio. Nel racconto c’è anche qualche imprecisione scientifica, probabilmente dovuta alla scarsa conoscenza dell’epoca nei confronti di alcuni animali come, appunto, lo squalo balena, inserito tra le specie antropofaghe quando invece si tratta di un timido gigante dei mari che si nutre di solo plancton.

Mante

Due mante. Questi splendidi pesci possono raggiungere aperture alari di oltre 6 metri.

Ci sono comunque molti passaggi del libro dedicati alla contemplazione della bellezza della natura che rendono Dahlak: l’avventura della felicità meritevole di essere letto, primo tra tutti il capitolo finale dedicato alla danza delle mante: immaginare questi animali grandiosi, di cinque o sei metri di apertura alare, nuotare e danzare al fianco di una piccola barchetta nell’immensità del mare al tramonto è un’immagine che da sola ripaga il lettore.

Dahlak: l’avventura della felicità è un racconto che può suscitare nel lettore emozioni forti e differenti, da meraviglia e stupore a tristezza e malinconia. Un libro che consiglio più per le splendide descrizioni di luoghi meravigliosi e forse poco noti che per il resoconto della spedizione in sé.


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