#ioleggoperché, tra successi e fallimenti

#ioleggoperché

Scrivere o non scrivere qualcosa su #ioleggoperché? Questo è il vero dilemma. Fino a oggi ho deciso di mantenere un austero silenzio riguardo a questa iniziativa, salvo qualche post su Facebook. Questo perché mi dispiaceva parlar male a priori di una cosa che, tutto sommato, si basava su una bella idea e su un lodevole scopo. Parlar male sì, perché fin dall’inizio ero molto scettico a riguardo.

Non sono un fanatico di questo tipo di iniziative perché ho sempre l’impressione che la gente ci si butti a capofitto solo perché, in qualche modo, senta il dovere di farlo. Come dire di no a un’iniziativa che vuole diffondere la nobile arte della lettura nel nostro paese? E quindi largo a hashtag social, prepariamo un esercito di messaggeri e via, verso l’infinito e oltre.

Il motivo per cui ora ho deciso di parlarne è perché in questi ultimi giorni ho avuto modo di confrontarmi con alcune persone che hanno partecipato attivamente a questa iniziativa, come messaggeri appunto, e purtroppo ho anche avuto il dispiacere di vedere la trasmissione che è andata in onda su Rai3 giovedì sera, nella Giornata Mondiale del Libro. Non tutta eh, a metà ho mollato la presa, mi stava passando la voglia di leggere.

Non so quanti di voi hanno avuto modo e voglia di vedere la trasmissione in questione, ma direi pochi visto che gli utlimi dati di ascolti dimostrano che ha avuto solo il 2.73% di share, per capirci, circa lo stesso pubblico che avuto la trasmissione di Moccia e della Tatangelo “About love“, immediatamente soppressa sul nascere. Un successone insomma. Come mai è stata una tale tragedia? Io posso parlare solo per la metà che ho avuto la forza di vedere e, a parte un bellissimo intervento di Luis Sepúlveda e un’interessante analisi di Beppe Severgnini, tutto il resto è noia: monologhi tremendamente pallosi che, francamente, non ho nemmeno capito fino in fondo dove volessero andare a parare; interventi comici per nulla divertenti; un’atmosfera tetra degna del miglior film gotico-horror; una palpabile aria di snobismo diffuso della serie Io che leggo so’ figo. Un susseguirsi di personaggi, anche di valore non fraintendetemi, che a tutto potevano servire fuorché a invogliare i non lettori a prendere in mano un libro. Un vero peccato perché le opportunità c’erano e perché, per una volta, si parlava di cultura in tv.

Mi rendo conto che non è cosa semplice e parlare a posteriori è sempre più facile ma, ad esempio, i bambini dov’erano? Perché, miei cari, sono proprio loro i lettori di domani, coloro che spenderanno i loro soldi per riempire le casse dell’editoria. I libri sono porte verso mondi diversi, anche di fantasia, viaggi speciali che tutti possiamo compiere senza muoverci dal divano di casa nostra. Dov’era tutto ciò in questa trasmissione? Dov’erano i colori, la gioia, l’emozione della scoperta e del viaggio? Dov’erano gli autori per ragazzi che parlava a loro di loro? E per gli adulti, perché deve essere tutto noia? Bstava così poco in fondo.

Bancomat e citazione di #ioleggoperché

Il post-it di Fiore, messaggera di #ioleggoperché

Per fortuna però ho avuto il piacere di parlare nella pagina Facebook con alcune persone che hanno dedicato il loro tempo per fare da messaggeri, con impegno e passione, e che hanno provato a diffondere davvero la lettura. Tra queste ci tengo in particolar modo a segnalarvene due che, secondo me, si sono distinte in maniera particolare: la prima è Ornella che ha fatto arrivare i suoi libri a bambini malati, biblioteche, istituti e molti altri luoghi; vi invito a leggere il suo resoconto sul blog Caffè Hemingway. La seconda è Fiore che ha portato i libri nella propria città lasciando qui e lì qualche post-it con alcune citazioni per incuriosire chiunque passasse davanti: ne ha lasciati ovunque, dal Bancomat al Comune, come vedete dalla sua foto che mi ha gentilmente permesso di utilizzare (se cliccate si ingrandisce e potete leggere il messaggio).

Tutto sommato il primo bilancio a caldo di #ioleggoperché non è dei più esaltanti, ero scettico e continuo a esserlo, ma tra tutto quello che poteva andare meglio o che poteva essere organizzato meglio, spiccano anche episodi come quelli che vi ho raccontato, che dimostrano quale sia lo spirito giusto per diffondere la lettura. Apprezzo davvero il fatto che, forse per la prima volta, una macchina così grande si sia messa in moto per provare a portare un po’ di cultura nelle case di tutti e spero che gli errori fatti quest’anno possano servire per trovare spunti di miglioramento la prossima volta.


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