Diario di un Lettore Pendolare: Come al mercato

Finalmente arriva il treno. Prendo posto e con impazienza tiro fuori il libro, entusiasta all’idea di potermi finalmente perdere tra le sue pagine. Facciamo la prima fermata, le porte si aprono ed ecco giungere alle mie orecchie il loro inconfondibile e agghiacciante richiamo: “Quiiiii, qui ci sono due postiiiii“, dice lei, con la sua voce nasale e le sue vocali allungate.

Tremate, tremate – sussurra il mio Io interiore – le impiegate assatanate son tornate.

E infatti, non passano che tre secondi che eccole apparire, in due questa volta, le migliori del gruppo.

Qui c’è un posto” dice una, indicando dal corridoio del vagone il posto vicino al finestrino alla sua destra. “E qui un altro” dice indicando quello vicino al finestrino alla sua sinistra. Proprio lì, accanto a me. Vedi il culo alle volte. “Peccato” conclude “pensavo ce ne fossero due vicini“.

Fa nienteee” dice l’altra, “tanto poi magari uno scende e ci avviciniamoooo“. Dio non voglia, penso fra me e me. Ed eccoli lì, sedute ai due finestrini opposti, con quattro persone e un corridoio a separarle. E io che fra me e me penso, con malcelata bastardaggine: ben vi sta, così almeno starete zitte. E invece no.

Neanche il tempo di ripartire che, da un capo all’altro del treno, cominciano i loro discorsi. Tranquille, come se nulla fosse. Come se fossero al mercato.

Ma sai che sono tornata nella pasticceria che ti dicevo?
Ah siiii? Quella in Montenapoleoneeee?” – apperò penso – “Ma sai che proprio ieri ne parlavo con la Marcantonia, ma non mi ricordavo mica il nomeeee? Ma la Macantonia me l’ha detto subitooooo“. La Marcantonia le sa tutte.

Fare l’impiegata assatanata evidentemente paga. Ormai consapevole di dover rinunciare alla mia lettura, mi metto in ascolto perché, checcavolo, se proprio vuoi raccontare i fatti tuoi a tutti, almeno ne uscirà un post.

E invece hai visto le foto?
Doveeee?
Vai sul mio profilo!
Ah siiiii?” – Ma – ah sì – che??
Si, siamo tornati a mangiare in quel posto. Dovresti andare una volta.
Ehhhh, ma quando chiamo è sempre pienooooo
Eh dai, magari nelle domeniche d’inverno…” – mi domando inevitabilmente che relazione sussista tra le due cose.
Comunque si mangia bene sai?
Hai fatto le foto di quello che hai mangiatooooo?
Sì, ci sono i piatti.
Questo cos’èèèèè?” dice alzando il telefono così che tutti possano vederlo.
Ah, quello è col tartufo.
Ah, tartufoooo” e resta lì, con lo sguardo della mucca che fissa il treno, neanche le avesse detto che era preparato con del calcestruzzo.
E poi, dopo 20 secondi di nulla “Aaaahhh, tartufoooo!” Caricamento completato: nuovo termine aggiunto al dizionario.

Nuova fermata. Il posto davanti a me si libera e, con la coda dell’occhio, vedo l’impiegata assatanata alla mia sinistra cominciare a gesticolare con una foga inaudita per segnalare la cosa alla compagna. Si dibatteva in modo così violento che per un attimo ho temuto di udire il crack di una qualche articolazione. Una trota appena pescata avrebbe fatto meno casino.

gesticolare

Penso che, almeno, finalmente si sarebbero potute avvicinare per parlare a un volume normale e invece, con grande sorpresa, l’altra guarda il posto libero, fissa l’amica ormai sudata per lo sforzo e, con fare scazzatissimo dice “Ma no dai, resto qui.

Niente, resta lì. Resta lì a godere della vista panoramica e a gridare come un’aquila. Maperchémai me lo vuoi dire?!

Il posto viene occupato e il treno riprende la sua marcia.

Ma hai sentito chi presenta Sanremo?” – siamo al momento gossip.
Noooo, chiiii?
Claudio Baglioni
Ah alla fine lo presenta ancheee? Perché la Marcantonia non ne era sicura l’altro giornoooo
Ahi ahi, la Marcantonia ci perde colpi.

Finalmente il treno si avvicina alla mia stazione. Rallenta. Metto via il libro (che avevo comunque tenuto aperto come copertura) e comincio ad alzarmi e avviarmi nel corridoietto affollato.

Sono quasi alla porta quando sento.

Carini questi gattini!
E su un “Hai vistooooooo?” di quattro ottave più alto, finalmente, scendo.


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