Diario di un Lettore Pendolare: la logica dell’ingorgo

Giovedì 28 aprile, ore 18.15.

Dai, il treno ha solo 3 minuti di ritardo” dico al mio collega “però mi sembra ci sia più gente del solito ad aspettare, no?
Alle 18.30 il treno arriva, puntuale nel suo mini ritardo. Tanto mini che passa inosservato. Saliamo, ci sediamo e via, si torna a casa.
…Milano Repubblica…Milano Porta Garibaldi…Milano Lancetti…Milano Lancetti…Milano Lancetti.

Mi squilla il telefono:
Ciao, sei in treno?
Sì, ho preso il Varese.
Ok, vai in piscina stasera?
Eh, spero. Sono ancora qui.
Beh dai, ce la fai, è ancora presto.
Sì, ma siamo fermi a Lancetti da 5 minuti e non sembra abbia intenzione di rip…

Din Don! “I passeggeri sono pregati di scendere: questo treno termina la sua corsa a Milano Lancetti, causa treno guasto nella stazione successiva.

Chiudo la telefonata, guardo il mio collega e rassegnati ci alziamo insieme a tutta la massa di pendolari velatamente e comprensibilmente irritata. Nella ressa colgo uno stralcio di conversazione “…no, ci hanno fatti scendere a Lancetti, c’è un treno guasto e infatti i due precedenti li avevano soppressi…

Solo per essere sicuro di aver capito: un treno è guasto da più di un’ora e voi ci fate salire sul successivo e, pur avendo a disposizione sei binari, lo accodate a quello rotto generando un illogico ingorgo per poi farci scendere in una stazione dimenticata da Dio dove non esiste nessun punto di contatto con la civiltà? Deve pur esserci una spiegazione razionale a questa palese difficoltà cognitiva. Sul serio, nessuno può essere tanto cretino. E dire che sarebbe stato sufficiente avvisarci in Garibaldi dove esistono metropolitane, mille altri treni ed eventualmente anche mezzi di superficie.

Decidiamo di tentare la sorte e tornare in Garibaldi per vedere se passa qualche altro treno che non sia il passante ferroviario che nel frattempo, come una tombola impazzita, ha cominciato ad accumulare ritardi casuali su ogni treno previsto e non.
Arriviamo in Garibaldi e prendiamo un treno di superficie che però non ci porta fino a casa, ma solo in una stazione più vicina dove, purtroppo, dobbiamo aspettare nuovamente il passante.

Attenzione: causa guasto al treno precedente nella stazione di Milano Certosa, i treni potranno subire ritardi fino a 40 minuti
Bene. Attendiamo fiduciosi. Passano i minuti.
Ore 19.20 “Attenzione: prossimo treno per Novara previsto tra dieci minuti.” Evvai!
Ore 19.22 “Attenzione: prossimo treno per Varese previsto tra 5 minuti.” Ancora meglio! “Sì, guarda” dico al mio compagno di viaggio “è quello delle 18.47 in ritardo di 40 minuti
Ore 19.23 “Attenzione: il treno per Varese oggi non è stato effettuato. Ci scusiamo per il disagio. Prossimo treno per Varese tra dieci minuti.
E via, con un colpo di spugna, il treno delle 18.47 in ritardo, che ormai era alle porte della nostra stazione. viene cancellato. Dissolto nel nulla. E dire che era lì eh, neanche loro riescono a capire dove sia finito. Forse a Hogwarts.
Ore 19.30 “Attenzione: informiamo i viaggiatori che l’anormalità sulla linea è terminata. La circolazione riprende gradualmente
Gradualmente, mi raccomando. Che le emozioni forti possono uccidere.

E in quel momento, in una bolla di silenzio, udiamo “Tu sei tu?“, filosofica domanda di una confusa pendolare al telefono. Ci guardiamo e, sperando che lui sia proprio lui e che sia convinto di esserlo, scoppiamo a ridere, scorgendo con sollievo due luci in lontananza.

 

Il Diario di un Lettore Pendolare ossia piccole (dis)avventure e riflessioni di un accanito #lettorependolare. Leggi qui il primo post di presentazione.


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