Diario di un Lettore Pendolare: Pelosa

Diario di un lettore pendolare #26 - Pelosa

Lunedì 22 febbraio

Senti, ma quella lì pelosa è pelosa?” – esordisce lei, con un tono degno del miglior mercato, sedendosi al mio fianco. Mi volto e la guardo: impeccabile caschetto nero corvino, ben truccata, borsetta di Prada, smartphone nella mano sinistra appoggiato all’orecchio, smartphone nella mano destra aperto su WhatsApp.

Sì, ma pelosa pelosa?” insiste. “Ah bene, proprio come la volevamo!“.

A questo punto devo sapere di cosa stanno parlando e sposto la mia attenzione dal libro alla sua conversazione, tanto più che mi sta urlando nell’orecchio.

Guarda, hanno consegnato oggi ma hanno sbagliato. Ti mando le foto del cappotto che è arrivato ok?“. Abbigliamento quindi.

Chiude la telefonata, posa lo smartphone di destra sulla borsa e con quello di sinistra comincia a scorrere foto di cappotti e giacche iperpelose inviandone qualcuna via WhatsApp. Scrive un messaggio di accompagnamento e poi compone un numero. Telefono destro all’orecchio: uno, due, tre secondi. Niente. Chiude. Squilla. “Ti piace?“, chiede repentina. “Eh lo so, doveva essere azzurra e l’hanno mandata aqualight.” Una tragedia.

Ed eccomi qui, direttamente sul set del film Il diavolo veste Prada: sono Andy e di fianco a me c’è Miranda che mi spiega che il mio maglioncino infeltrito non è azzurro, ma è ceruleo. Io sono quel maglioncino infeltrito.

Ho provato a chiamare Massimo, ma non mi risponde” Ma tu guarda questa gente che ha una vita, ‘sti disgraziati.

Vediamo domani dai. Ma non ti piace proprio? Eh lo so, era meglio con le maniche colorate, più da pedana, più movimento. Ciao. Ciaociaociaociaociao.” Il movimento è tutto. Si sa.

Chiude la conversazione. Con il telefono destro sempre in mano, compone un nuovo numero sul sinistro.

Ciao mamma.” dice continuando a sbirciare l’altro telefono con lo sguardo, che magari arriva il messaggio della vita. “Sì, tutto bene. Ho litigato a lavoro, proprio urlando. Hanno sbagliato a consegnare, sono disorganizzati. E…” improvvisamente le suona la borsa “Scusa mamma, mi chiamano. Lavoro.

Sbatte il telefono in faccia alla madre, posa il destro sulla borsa e dal suo interno estrae un terzo smartphone. “Pronto?” io ormai sto sfacciatamente ridendo al punto da dover chiudere il libro e fingere di messaggiare per coprire la cosa. “Sì, guarda, un casino e…” suona di nuovo il destro “Laura! Aspetta aspetta, resta in linea che rispondo un attimo.” stacca il telefono-borsa dall’orecchio, posa il destro sulla borsa, afferra il sinistro e risponde tenendo aperte due conversazioni in contemporanea.

Il treno frena, la mia fermata. Valuto se restare su solo per vedere da quale orifizio uscirà il quarto smartphone e se a un certo punto tirerà fuori dalla giacca anche un paio di braccia d’emergenza, ma demordo. Mi alzo, incrociando lo sguardo della signora di fronte, anche lei appassionata spettatrice della scena. Uno sguardo di intesa, ci sorridiamo e la lascio lì: per lei non è ancora finita.

(Nota: i nomi sono inventati)

 

Il Diario di un Lettore Pendolare ossia piccole (dis)avventure e riflessioni di un accanito #lettorependolare. Leggi qui il primo post di presentazione.

 


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