Diario di un Lettore Pendolare: Amico Pendolare

Diario di un lettore pendolare #19 - Amico Pendolare

Caro Amico Pendolare, oggi scrivo a te. Lascio da parte per un momento la cara e vecchia diatriba con Mr Trenord per rivolgermi direttamente a te, compagno di viaggio e di avventura.

Ti scrivo perché vorrei provare a fare finalmente luce su una questione esistenziale che mi assilla da anni, forse da sempre, e che ho finalmente trovato il coraggio di affrontare. Non nego sia molto difficile, ma proverò a farmi forza e ti porrò la domanda.

Ci sei o ci fai?

Scusa, forse sono stato troppo brutale, ma credimi se ti dico che questa domanda mi tormenta da tanto, troppo tempo. Anni di pendolo mi hanno più volte messo di fronte alla cruda realtà e mi hanno dimostrato che sui treni, di quando in quando, capita di incontrare passeggeri come te, Amico Pendolare, che non si rendono conto di comportarsi da perfetti stupidi. Approfitterei di te, se ne hai voglia, per provare a comprendere.

Spiegami come è possibile ritrovarsi in una situazione del genere (e qui un sentito grazie a Mr Trenord per il suo sempre più imbarazzante servizio) e non capire che anche il più piccolo gesto può fare la differenza.

Diario di Un Lettore Pendolare - Treno sovraffollato

Treno sovraffollato nella tratta Novara – Treviglio (foto Lettore Pendolare)

Io, che ho già assistito impotente al fermarsi e al ripartire di due treni superaffollati; io, che la mattina vado a lavorare mentre tu stai andando a quello stramaledetto Expo; io, che dalla banchina guardo te, in piedi sui gradini che portano al corridoietto tra i sedili, e ti chiedo con estrema cortesia sebbene tormentato da un’irrefrenabile voglia di uccidere, “Scusa, puoi per favore scorrere nel corridoio che è vuoto così saliamo anche noi?“.

Tu, che mi fissi con lo stesso sguardo vacuo di Homer Simpson come se ti avessi appena chiesto di decantarmi la Divina Commedia in mandarino; tu, che volti lentamente la testa verso il corridoietto e dopo qualche secondo, con lentezza bradipa, ti giri di nuovo verso di me e, con l’aria di chi è affranto, mi guardi e la scuoti facendo intendere che no, non c’è proprio niente da fare.

Homer Simpson sguardo assente

Ci sei o ci fai?

Io sono giù, proprio qui, mi vedi? Esattamente davanti agli enormi finestrini del vagone e vedo benissimo che il corridoio è vuoto.

Io, e non solo io, che sempre più vicino all’esplosione di ira funesta penso che da bambino devi essere ripetutamente caduto dal seggiolone perché una tale idiozia altrimenti non si spiegherebbe; io, che meno cortesemente e scandendo ogni parola ti dico “Se sali nel corridoio, che è vuoto, saliamo anche noi!“.

Tu, che continui a fissarmi impietrito come i tre pastorelli di fronte all’apparizione della Madonna di Fatima senza tuttavia spostarti di un centimetro.

Ci sei o ci fai?

Tu, che alla fine, incalzato dagli insulti degli altri pendolari, finalmente decidi di muoverti permettendo a tutti di salire e al treno di ripartire; tu, che scendi alla fermata dell’Expo per goderti una giornata di relax mentre io sarò in ufficio; tu, che mi auguro di tutto cuore abbia fatto sei ore di coda solo per arrivare al tornello e scoprire di aver dimenticato a casa il biglietto.

Tu, che stai davanti alla porta del vagone per paura che gli altri, spinti da un’insana quanto perversa gioia di viaggiare in un treno sovraffollato, non ti facciano scendere quando è il momento; tu, Amico Pendolare dalla dubbia intelligenza, illuminami una volta per tutte: ci sei o ci fai?

 

Il Diario di un Lettore Pendolare ossia piccole (dis)avventure e riflessioni di un accanito #lettorependolare. Leggi qui il primo post di presentazione.


Commenti

Diario di un Lettore Pendolare: Amico Pendolare — 4 commenti

  1. Un post fantastico come al solito. Impossibile non condividere il tuo pensiero. Purtroppo il mondo, come un treno sovraffollato, è pieno di gente stupida e maleducata. Soprattutto, poi, egoista perché spostarsi di un passo per far salire qualcun altro significa ritardare di un passo la propria discesa dal treno e sono tutti convinti che il proprio tempo valga più di quello altrui, che ciò che hanno da fare sia più importante di quello che fanno gli altri. A volte vorresti urlare: “Sono un medico e sto andando a salvare una vita. Lei cos’ha da fare di più importante?” ma risponderebbero con la stessa faccia da Homer.

    • Che poi, non vuoi infilarti nel corridoio? Va bene, vivi le tue turbe mentali ma almeno fate salire me che mi ci infilo molto volentieri in quel corridoio (dove, peraltro, la situazione è molto più vivibile). Cose inconcepibili…

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