I Distillati, la letteratura mutilata di Centauria

I distillati di Centauria

Mi ero ripremesso di non parlare dell’argomento, di non unirmi a quel coro (giustamente) sdegnato che in questi giorni sta accompagnando la nuova trovata editoriale di Centauria, ma dopo aver letto questo articolo di Francesco Longo su Rivista Studio non posso più trattenermi. D’altra parte lui fa delle domande e si sa che chiedere è lecito, rispondere cortesia. E io non voglio certo che si dica di me che son scortese. Rompipalle lì, ma scortese mai.

Un passo indietro per chi si fosse perso la novità: da qualche giorno Centauria ha lanciato sul mercato I Distillati, una nuova collana di libri che, come dichiarato dall’editore stesso, sono “un’occasione senza precedenti per goderti il meglio della narrativa italiana e internazionale in meno della metà delle pagine dell’originale, ma senza perderti nulla. Distillati infatti, non riassunti!“. In poche parole, dei romanzi a cui vengono tolte delle parti ritenute non significative al fine di dimezzarne le pagine. Già qui l’abominio è palese, ma andiamo avanti.

Nell’articolo citato, Francesco Longo si stupisce dell’accoglienza negativa che la maggior parte del mondo letterario, professionale o amatoriale, ha riservato a questa grandiosità e si chiede, cito, “Perché non gioire per una collana che riduce numero di pagine, taglia il prezzo di copertina (a 3,90 euro), ed è pensata per spianare il clima di sospetto (noia e pesantezza) che separa i non-lettori dai libri?“.

Che dire, forse ne abbiamo tutti piene le scatole di queste scuse ipocrite che in realtà hanno il solo scopo di coprire azioni di marketing da due soldi pensate con l’unico fine di far cassa perché, diciamocelo, che alla mente nascosta dietro a questa mostruosità editoriale interessi avvicinare i non lettori ai libri non ci crede nessuno.

A quanto si deduce dall’articolo di Longo, il grande pregio dei Distillati sarebbe quello di abbattere quella barriera intimidatoria che da secoli divide i non lettori dai libri: il numero elevato di pagine. E bravi quelli di Centauria che hanno fatto la scoperta, che se non ci pensavano loro…

Per cominciare vorrei sottolineare un’evidenza: se i non lettori fossero tali solo perché intimiditi dai libri di dimensioni spropositate sarebbe sufficiente che si recassero in una qualsiasi libreria per notare che esistono milioni di romanzi normo-dimensionati, cosa nota a tutti ma che nell’articolo non viene nemmeno considerata. Il non lettore che timidamente desiderasse approcciarsi alla lettura avrebbe quindi innumerevoli possibilità di farlo senza il discutibile aiuto dei Distillati di Centauria.

Criceto mangione

Invece, al non lettore ipermotivato idealizzato da Longo che vuole a tutti i costi perdere la sua verginità letteraria con Il Signore degli Anelli, svelo il grande segreto di noi lettori navigati: il segnalibro. Oggetto di forma solitamente allungata e sottile, generalmente di plastica o cartoncino (ma ne esistono rari pezzi in pregiato legno) il segnalibro può essere inserito tra le pagine di un libro permettendo di salvare i progressi fatti e consentendo, alla successiva riapertura, di riprendere la lettura esattamente dal punto lasciato senza dover ricominciare dal principio. Riutilizzabile innumerevoli volte spostandolo al nuovo punto di salvataggio ogniqualvolta si renda necessario rendendo anche il libro più lungo alla portata di tutti. Per gli amanti del fai-da-te segnalo che può essere sostituito da un biglietto del tram, da un foglio di carta strappato o dalla foto del vostro buffo criceto.

Lo sdegno per i Distillati non deriva da un moto di snobismo dei lettori (cosa che da sempre condanno), come ipotizza Longo nell’articolo dichiarando che noi lettori riteniamo che “l’esperienza della lettura, per molti, è tale sono se si soffre un po’, se comporta il sudore della fronte” perché chiunque abbia letto almeno un libro nella vita sa bene che non è certo il numero di pagine a definire la complessità di un romanzo. Che poi, lasciami dire, parliamo di Larsson mica di Nietzsche, dove la vedi tutta questa difficoltà? Quale sarebbe lo scopo? Permettere a una persona di partecipare alle discussioni letterarie di moda? “Oh sì, ho letto anche io Venuto al mondo della Mazzantini. Le pagine dispari erano davvero bellissime.

La triste verità è che chi non legge per scelta non comincerà a farlo solo perché glielo dico io, non lo farà perché inseguito da un invasato seguace della setta di ioleggoperché e non lo farà nemmeno perché in edicola, tra La Gazzetta dello Sport e l’ultimo numero di Vogue, si ritrova la versione mutilata di Uomini che odiano le donne. Smettiamola quindi di giustificare scelte editoriali sempre più discutibili dietro al falso buon proposito di aumentare il numero di lettori.

Centauria dichiara, e anche qui cito, “un Distillato è un grande best seller del nostro tempo riproposto in un’edizione concentrata in meno della metà delle pagine dell’originale. Un riassunto? Un’edizione semplificata? Niente affatto, ed è questo il segreto dei Distillati. Abbiamo tenuto inalterata l’atmosfera, le emozioni, la suspense e lo stile dell’autore: in questo modo a voi rimane solo il piacere di una storia senza tempo, goduta istantaneamente” [Dal sito Distillati]. Adesso voglio proprio sapere come, dopo aver sventrato un testo rimuovendo la metà delle sue pagine, sia possibile affermare di averne conservate inalterate le caratteristiche e persino lo stile stesso dell’autore.

Leggere questi articoli è un po’ come parlare con una persona perennamente a dieta mentre divora la sua brioche integrale, senza zucchero, senza crema e senza burro dicendo “Beh…sai, non potrei ma mi voglio toglere lo sfizio, tanto questa è buona uguale“. Ora io posso anche assecondarti e alimentare quel tuo bisogno di autoconvincerti che ciò che dici è vero, ma sappiamo bene entrambi che la tua brioche distillata non sarà mai in grado di darti le stesse emozioni dell’originale con la sua esplosione di crema pasticcera. Credici pure, ma mangiatela tu.

Vi invito comunque a leggere l’articolo originale di Longo perché ci sono altre interessanti domande come, una tra tutte, perché una persona dovrebbe leggere per intero autori come quelli inseriti nella collana che puntano tutto sulla trama invece che sullo stile? Insomma, se non sei Dostoevskij meriti di essere mutilato. Ci ho ripensato: datemi pure dello scortese, ma a questa mi rifiuto anche di rispondere.


Commenti

I Distillati, la letteratura mutilata di Centauria — 4 commenti

  1. Quello che scrivi,caro Fabio, lo condivido al 100% e le belle parole di Simona centrano in pieno la questione.Personalmente credo che il piacere di leggere non nasca dalla moltitudine di pagine. Ai miei figli (15 e 19 anni)lo dico sempre che tutti i cellulari del mondo messi insieme NON danno la felicita’ di un’ora passata a leggere un bel libro…. MA PURTROPPO SONO IN MINORANZA (ma non demordo)

    buona lettura sempre tommaso urbania pu

    • Eh, purtroppo ho imparato che cercare di convincere qualcuno è inutile: quello che si può fare è stuzzicare la sua curiosità ogni volta che se presenta l’occasione e chissà, magari un giorno, anche tra qualche anno, saranno loro stessi a prendere in mano un libro. La verità è che si tratta di una cosa che deve partire da dentro e non da terribili romanzi mutilati in edicola. Buone letture anche a te e mi raccomando, non mollare con i tuoi figli 😉

  2. Sono d’accordo con te su tutti i punti.
    Leggere deve essere un piacere, non una tortura e nessuno è obbligato a farlo. Proporre i distillati come un modo di avvicinare alla lettura non ha senso. Se non mi piace andare in palestra, non ci vado nemmeno se mi dicono di starci dieci minuti anziché un’ora.
    Se poi vogliamo farne, come nell’articolo, anche una questione di prezzo c’è un’altra novità per i non lettori, oltre la tua fantastica rivelazione sul segnalibro: esistono le biblioteche, le edizioni economiche, i libri usati e le versioni ebook.

    • Infatti, la cosa non sta in piedi. Comunque la si voglia guardare. Ma davvero vogliamo far credere che chi non legge non lo fa solo per dimensioni e prezzi? Credo sia una teoria oramai superata, come quella della Terra piatta.

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