Proprietà intellettuale e gettoni visibilità

Gettoni visibilità

Ieri, una persona che mi segue su Facebook, ha condiviso il link de La Stampa che parla di un progetto di Libreriamo, il Pendolibro. Si tratta di una raccolta di racconti scritti da pendolari per raccontare e condividere le proprie esperienze. È la terza edizione di questa pubblicazione e il messaggio che accompagnava il link era “Potresti partecipare :)“.

Potrei? Non so. Ammetto però che a un certo punto l’idea mi ha stuzzicato: in fondo scrivo già brevi racconti sulle mie disavventure pendolari e le raccolgo nel Diario di un Lettore Pendolare, perché non provare a mandarne una?

Così ho deciso di informarmi un po’ su come funzionava e, dopo aver trovato il post su Libreriamo, sono andato a “leggere l’informativa sulla privacy“. E qui, sorpresa!

Inizio a leggere e scopro che:
Con l’invio dei Racconti, successivo all’accettazione dei presenti Termini e Condizioni, gli Utenti trasferiscono a favore di Libreriamo, a titolo definitivo, senza limiti di tempo e/o territorio, forme e/o modi di utilizzazione, la proprietà e titolarità di ogni diritto di utilizzazione e sfruttamento comunque esistente sui Racconti, ivi compreso ogni diritto di proprietà intellettuale e/o industriale, e così anche i diritti di autore e connessi e di immagine, eventualmente (esistenti sulle e) derivanti dai Racconti.

Poco più avanti poi:
Gli Utenti riconoscono che il presente trasferimento è a titolo gratuito senza dunque compenso alcuno, o altra pretesa degli Utenti, in quanto essi considerano di adeguata soddisfazione la possibilità di divulgazione al pubblico dei Racconti.

Ora, dovete sapere che fino allo scorso anno, questo Pendolibro era scaricabile gratuitamente, mentre quest’anno costerà 0.99€, un simbolico sostegno all’associazione. Ammesso e non concesso di essere selezionato e incluso nella raccolta, non avrei certo chiesto i 2 centesimi sulla vendita anche se, non lo nego, avrei preferito fosse gratis: se io ti cedo gratis l’utilizzo di ciò che è mio, tu lo dai gratis anche agli altri. Mi sembra una regola semplice semplice. E avrei consentito l’uso del mio racconto con piacere se selezionato. Ma, ripeto, del mio racconto.

Perché mai dovrei permetterti di dire che il mio lavoro lo hai scritto tu? Perché è proprio questo che significa cedere i diritti di autore. Perché dovrei concederti di dire che il mio racconto lo hai pensato tu? Perché è questo che significa cedere i diritti di proprietà intellettuale.

Beh, certo, il solo fatto di vederlo pubblicato è per me fonte di adeguata e sufficiente soddisfazione. No dico, ma vuoi mettere la goduria? Vado in visibilio alla sola idea. Io, che il racconto l’ho scritto, mi glorio di cotanta concessione e se un domani deciderai di lucrare sulla mia creazione, che in effetti sarà la tua, fallo pure, perché mai dovrebbe dispiacermi? Pensa che sulla carta di identità, nei segni particolari, c’è scritto “perfetto cretino”.

Che poi attenzione, questo vale per tutti i racconti inviati, non solo per quelli effettivamente pubblicati. Così se un giorno con tutti gli altri ci vorranno fare un bel libro da vendere a caro prezzo io non potrò dire nulla e, chiaramente, anche se rifiutato, non potrò più pubblicarlo da me sul blog ad esempio.

Ma diciamo anche no. Grazie, ma no. No alla tua visibilità, no alla soddisfazione profonda di vedere il mio racconto pubblicato da qualche parte, no all’impagabile gioia di vedere qualcosa di mio finire nelle tasche degli altri, per quanto insignificante possa essere. Pubblicando il mio racconto tu dai visibilità a me, ma io, in cambio, ti permetto di produrre qualcosa che da solo non saresti in grado di fare e che regala visibilità a te. Quindi no, non mi stai facendo un piacere.

Secondo quale contorto modo di vedere dovrei rinunciare a tutti i miei diritti per qualcosa che, di fatto, ho creato io? E non è certo il primo caso, è successo e succede continuamente. Tante volte. Troppe volte. Questo è solo un (piccolo) esempio che solleva una questione grande e spinosa che di frequente colpisce chi fa un lavoro creativo: dal grafico allo scrittore, sembra che tutto sia dovuto. La proprietà intellettuale viene barattata con una montagna di gettoni visibilità. Il problema è che poi, nei negozi e nelle banche, mica li prendono. Io non voglio essere visibile, voglio essere padrone del mio cervello e di quanto ne esce. A costo di tenerlo chiuso nel cassetto.


Commenti

Proprietà intellettuale e gettoni visibilità — 2 commenti

  1. Non potrei essere più d’accordo con te. Quoto ogni singola parola e non vedo perchè uno dovrebbe svendere il proprio cervello e i propri sforzi per… mmm… niente, in fin di conti (soddisfazione personale a parte).

    • Il problema è che spesso non ci si accorge. Quanti leggono bene queste cose prima di partecipare? Poi sono scelte, chiaro: se si è d’accordo non ci sono problemi. Ma lo trovo comunque ingiusto.

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