Editori, basta con le copertine in serie!

Ne parlo o non ne parlo. Ne parlo o non ne parlo. Ma sì, parliamone. Parliamo di queste benedette copertine di libri a fantasia zero perché ormai non se ne può più. In questi giorni vari editori propongono i loro nuovi titoli e ogni volta mi sembra di tornare indietro di dieci anni.

Partirei con un esempio così per rompere il ghiaccio: nel 2013 Anna Todd propone al mondo il primo capitolo della sua serie di romanzi After che, in soli due anni, ha all’attivo ben quattro titoli (una media notevole tra l’altro, ma questo è un altro discorso). La serie arriva anche in Italia e in men che non si dica le librerie sono invase da questo:

After - Anna Todd

After di Anna Todd. Volumi da 1 a 4 .

Un vero e proprio orgasmo creativo. Certo, si tratta di una serie e il nostro esperto di marketing potrebbe obiettare che questo rende i diversi volumi immediatamente riconducibili a una stessa entità. Vero, peccato che al contempo li renda assolutamente indistinguibili l’uno dall’altro, ma così per gioco diciamo che voglio crederci.

Qualche giorno fa la casa editrice Nord posta su Facebook l’imminente uscita del nuovo romanzo di Frank Schätzing e io, che tempo fa ho letto Il quinto giorno, vengo subito colto da una sensazione di deja-vu. Vado quindi su Google e digito “frank schatzing libri” ottenendo questo:

Libri di Frank Schätzing

Libri di Frank Schätzing, titoli vari.

Un applauso al grafico del compasso. Nessuna serie qui, solo lo stesso autore. Com’è che funziona? Al momento dell’esordio l’editore marchia a fuoco la chiappa di un autore decidendo il suo destino grafico per l’eternità? Quando la coppia di autori che risponde allo pseudonimo di Lars Kepler si è presentata dal suo editore il verdetto deve essere stato: “Asociale e potenzialmente psicotico“, condannando loro (e noi) a questo:

Libri di Lars Kepler

Libri di Lars Kepler, titoli vari

E sì, lo so, si tratta di marketing! Si vuole generare l’immediata associazione tra copertina e autore, poco male se poi il lettore non è più in grado di capire quali libri abbia letto e quali no. Il dramma vero e proprio si ha quando la cosa sfugge di mano: se la copertina alla Glenn Cooper funziona tutti a farne uguali! Per chi se lo stesse domandando, una copertina alla Glenn Cooper prevede due elementi base: un oggetto evocativo e un fascio di luce angelica di fondo. Insomma, questo:

Copertine alla Glenn Cooper

Copertine alla Glenn Cooper

E adesso sono curioso di sapere in quanti si sono accorti che il terzo libro non è di Glenn Cooper. E credetemi, potrei andare avanti per ore: ci sono le copertine nebbiose alla Zafon, le copertine alla Fallen con vampira in gonna lunga di spalle, le copertine Lui&Lei dei romanzi romantici per ragazzi (lui e lei che si guardano, lui e lei che si baciano, lui e lei che si toccano, lui e lei che si sciolgono l’uno nella profondità dello sguardo dell’altra, lui e lei che a dirla proprio tutta hanno anche un po’ rotto le palle) e così via.

Editori tutti ora vi svelerò un grande segreto, qualcosa che potrebbe rivoluzionare la grafica editoriale dei prossimi decenni: i lettori sono capaci di riconoscere un autore dal nome. Lo so, è sconvolgente. Lettori che sanno leggere, roba da non credere. Ma vi dirò di più, tutte queste copertine identiche non suscitano interesse ma danno la sensazione che anche il contenuto sia sempre uguale. E non siamo nemmeno poi così cretini da comprare un libro di un autore mai sentito perché ingannati dalla copertina uguale a quella del nostro romanzo preferito. Dateci un po’ di merito, per favore.

Vi prego, vi supplico, spendiamoli questi due soldini per dare a ogni libro la sua dignità e la sua identità e a noi lettori il sacrosanto diritto di riconoscere un titolo dalla copertina. Non condannateci a vagare confusi e inferociti tra scaffali pieni di libri tutti uguali. Sappiate che il Lettore Pendolare vi tiene d’occhio e che al minimo sgarro finirete qui. Editore avvisato…


Commenti

Editori, basta con le copertine in serie! — 12 commenti

  1. La prima volta che scoprii il tuo blog mi colpi’ la tua passione per i libri sopra la media e oggi leggendo il tuo bell’articolo ne ho la conferma… NON SEI MAI BANALE.

  2. Vero, il marketing appiattisce tutto. Anche le pubblicità delle auto sono tutte uguali e quelle dei profumi e dei detersivi. L’editore punta a vendere sulla scia di copertine di successo, ma in libreria, quello che mi colpisce, è proprio la copertina diversa dalle altre!

    • Esatto! Si finisce per non notare autori e libri interessanti solo perché indistinguibili dalla massa. Già si pubblica tanto (troppo probabilmente) almeno evitiamo di rendere tutto piatto e omogeneo. Forse un libro non si giudica dalla copertina, ma di sicuro è la prima cosa che un lettore nota.

  3. Ti cito: “tutte queste copertine identiche non suscitano interesse ma danno la sensazione che anche il contenuto sia sempre uguale.”
    Hai pienamente ragione, 100%! Quello che però poi mi stupisce è che invece riescono a cambiare formato o stile della copertina quando si tratta di libri della stessa serie. E questo altera noi amanti dell’ordine della propria libreria…

    • Sulle saghe potrei riuscire a chiudere un occhio anche se, After ad esempio, è imbarazzante. Ci sta seguire uno stile unico per tutta una serie, ci mancherebbe, ma proprio uguali…dai, neanche si vedono i titoli!

  4. Sono perfettamente d’accordo.A volte usano questo “effetto” per le saghe,sospetto che per non far perdere il filo dell’idea della serie intera e usano la stessa tipografia e illustrazioni molto simili (Tolkien,George Martin nel genere fantasy-epico)… ma sono d’accordo che un lettore attento cerca il libro senza bisogno di guide visive!Però c’è da dire (li ho visti sbirciando in libreria) certi lettori che davvero non leggono ma cercano nella montagna dei best seller (quei tavoli strapieni di libri all’entrata della libreria) il libro che desiderano e magari ce l’hanno davanti ma non riescono a scoprirlo se non attraverso le immagini sempre uguali della copertina.Le editoriali fanno questo gioco per questi lettori? non lo so…so già di certo che in molti editoriali si fa a meno persino del correttore letterario,figuriamoci di un bravo designer o illustratore!

    • Probabilmente questi lettori si comportano così perché ormai sono assuefatti a questa modalità e trovare un Glenn Cooper senza un fascio di luce li destabilizza. Però sono sicuro che se accuratamente allenati ce la possono fare, tutti ce la possiamo fare 😉

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>