Classici o commerciali, tra snobismo e ipocrisia

Snob

Oggi voglio sollevare un po’ di polvere, diciamo pure fare un po’ di polemica. Da quando ho aperto il blog e la pagina Facebook ho avuto modo di interagire con tanti lettori e ho notato spesso un comportamento che, sinceramente, mi fa molto innervosire. Sul momento evito e lascio correre, ma questa volta voglio mettere tutto nero su bianco. Fatemi sentire la vostra.

Non si tratta di un argomento nuovo, almeno qui sul blog: parliamo di lettori, di romanzi classici e di romanzi più commerciali e del senso di diffuso snobismo che a volte aleggia intorno a tutto ciò. Avevo già affrontato in parte l’argomento in questi due post: Classico o non classico, questo è il dilemma e Insegnare a scuola il piacere di leggere un libro.

Oggi però vorrei affrontare la questione da un punto di vista diverso: non parlando di libri, ma dei lettori. Girovagando su blog e pagine Facebook letterarie mi capita spesso, troppo spesso a dirla tutta, di leggere commenti acidi di lettori inorriditi perché qualcuno ha osato dichiarare di non aver per nulla apprezzato Il fu Mattia Pascal o Guerra e pace, per fare due esempi. Pare proprio che questa cosa sia impossibile: questi libri sono belli e se non sei d’accordo, beh, è solo perché sei un cretino.

Le stesse persone che tanto si elevano a difensori del romanzo classico a ogni costo, alla mia domanda “Ok, ma perché ti è piaciuto questo libro?” rispondono nove volte su dieci con una delle seguenti:
– Ma perché è un capolavoro!
– Perché lui (l’autore) è un genio, un secolo avanti rispetto al suo tempo.
– Beh, è un premio Nobel.
– Perché è un classico, un romanzo con i controfiocchi.

Tutte risposte del cavolo, permettetemi di dirlo. Tu che ti ritieni tanto superiore a chi legge le 50 sfumature di grigio, non sei capace di comprendere una semplice domanda in italiano? Voglio sapere perché piace a te, non perché il mondo dice che deve piacerti. Ma niente, è una via senza uscita. Questi libri devono piacere per forza, perché così dice la legge. Se non ti piacciono è solo perché non sei in grado di capirli, perché non li hai letti nel momento giusto o perché non li hai letti nel modo giusto.

Il peggio si raggiunge quando qualcuno dice “sai, ho letto le 50 sfumature perchè ero curioso di leggere un romanzo erotico” e la risposta è “ci sono anche classici su questo argomento, ma sono meglio” o ancora “sai, ho letto Twilight perché ero incuriosito dai vampiri” “beh, anche tra i classici ce ne sono”. Machissenefrega! Ci sono anche film, poesie, opere teatrali, canzoni e probabilmente fiction televisive che ne parlano. E quindi? Perché secondo alcuni è così degradante leggere dell’altro?

Forse è il caso di fare un passo indietro e analizzare la questione da una prospettiva più ampia: nonostante il Ministero dell’Istruzione stia trasformando qualsiasi facoltà in una scienza – vedi ad esempio le Scienze umanistiche, le Scienze della comunicazione o le Scienze politiche – queste materie non hanno nulla di scientifico, si tratta solo di un abuso di terminologia utilizzato per scopi che, francamente, non mi sono chiari: come se studiare Lettere sia una vergogna.

La letteratura – così come la musica, la pittura o la scultura – è un’arte. Qual è la differenza? La scienza è rigorosa, si basa su tesi, dati, teorie, dimostrazioni e confutazioni: un’equazione è giusta o sbagliata, un teorema è valido o no. Non c’è spazio per il sentimento. L’arte, al contrario, vive delle emozioni che riesce a generare nelle persone che la guardano. Attenzione, questo non significa che non abbia dei canoni rigorosi da rispettare. Per un romanzo ad esempio, trama, sintassi, lessico e grammatica sono di certo aspetti valutabili oggettivamente, ma eccellere in questi fattori lo rende bello? Ovviamente no, lo rende un buon romanzo. C’è differenza.

Quando ascoltiamo una melodia, una canzone o guardiamo un quadro, ipotizzando un’esecuzione perfetta al punto da dar fastidio, ognuno di noi avrà reazioni diverse: ci sarà chi apprezzerà, chi resterà indifferente e chi avrà un vero e proprio rifiuto. Questo intacca la qualità di queste opere? Certo che no, è indiscussa; la bellezza invece è soggettiva. Per usare una frase fatta, la bellezza sta negli occhi di chi guarda (o nelle orecchie di chi ascolta in questo caso). Lo stesso vale per un romanzo, sia esso un classico o un libro più commerciale: ognuno trasforma quello che legge e lo fa suo, lo associa alle proprie emozioni, lo lega ai propri stati d’animo e, alla fine, questo può portare a detestare il capolavoro di un premio Nobel e ad amare alla follia un libro di Fabio Volo. Ciò non cambia la qualità dei due romanzi. Chissà, magari rileggendo lo stesso libro a distanza di anni, con un vissuto diverso e delle emozioni nuove, il risultato potrebbe anche cambiare. O magari no, pazienza.

Quello che trovo veramente imbarazzante è che persone che si elevano a paladini della lettura, che hanno fatto della diffusione dei libri il loro scopo di vita, vivano chiusi dentro a rigidi confini posati su deboli fondamenta che hanno il solo scopo di creare una zona sicura e una giustificazione alla propia convinzione di essere meglio degli altri. Questo vale in ogni senso e in egual misura per chi pensa che al di fuori dei classici nulla sia degno di attenzione e per chi, al contrario, pensa che i classici siano tutti mattoni illeggibili. Perché precludersi qualcosa solo per partito preso?

Quando mi trovo di fronte a persone così provo un po’ di tristezza: è difficile accettare che chi apre centinaia di libri abbia, in fondo, una mente così chiusa. Lo trovo frustrante. Fare un tentativo potrebbe aprirvi nuovi e inattesi orizzonti. Pensateci.


Commenti

Classici o commerciali, tra snobismo e ipocrisia — 28 commenti

  1. Beh, sinceramente a me sembra una giustificazione più che dignitosa quando si sostiene che un classico è piaciuto “perché lui (l’autore) è un genio, un secolo avanti rispetto al suo tempo”. Vedere come un autore riesce ad innalzarsi dal marasma del suo tempo e vedere lontano, e saperne apprezzare la capacità di mettere giù nero su bianco con tanta chiarezza e longevità le sue atipiche (per il suo tempo) idee, beh, per me vale il prezzo del biglietto.

    Quanto allo snobismo, non piace neanche a me se fine a sé stesso. Ma senza discutere del sesso degli angeli o ,come in questo caso, sull’eterna questione “bellezza: oggettiva o soggettiva?”, io personalmente non me la sento di incoraggiare qualcuno a leggere solo opere contemporanee. Non me la sento per queste ragioni:
    1) leggere SOLO o PREVALENTEMENTE opere contemporanee mi sembra indice di miopia mentale (al pari del leggere solo ed esclusivamente un genere), perché è assurdo non riuscire a capire che, in millenni, non ci siano stati periodi più luminosi e fertili dell’attuale humus socio-culturale di cui i libri sono il prodotto;
    2) non so se ve ne siete accorti ma, come in ogni epoca, anche nella nostra si predilige una certa tipologia di prodotto letterario (un certo genere, certi tipi di protagonisti, certe dinamiche emotive, certe ambientazioni, certe problematiche trattate, etc.). Leggere solo opere contemporanee significa non prendere in considerazioni un miriade di altri punti di vista e dinamiche mentali. Uno spreco;
    3) so che oggi si tende a credere che Ken Follett, Dan Brown e Stephen King siano i tre angoli della Sacra Trinità (cito 3 nomi famosi solo a titolo d’esempio), ma dovete tenere conto di una cosa: il mestiere di scrittore, un tempo, era considerato un qualcosa di “alto”, motivo per cui lo scrittore sentiva l’obbligo di mantenere alto il livello letterario senza preoccuparsi (o almeno, non come oggi) di aspetti più contingenti quali fama, denaro, etc. Provate a leggere un Herman Hesse o già solo un Yukio Mishima (anni ‘4’-’70), e provate seriamente a dirmi che non avvertite una differente intensità e attenzione dell’autore nello scegliere ogni singola parola. Pochi, davvero pochi, oggi pongono tanta religiosità nella scrittura;
    4) il livello culturale medio degli scrittori classici era molto più alto di quello dei corrispondenti contemporanei. Non raccontatevi la frottola che questo aspetto non abbia immediato riscontro nelle opere e nei messaggi in esse contenute. E’ come paragonare una digressione sul come cucinare il sugo al pomodoro con una sul potere della morale;
    5) non ditemi che non notate che i libri di oggi sono maledettamente uguali! E questo soprattutto per la moda degli ultimi anni di scrivere trilogie fatte con lo stampino e con personaggi che definire stereotipati è un eufemismo;
    6) la gente si è fatta l’idea assurda che i classici siano “roba da studiare a scuola”. Perdonatemi, ma questo la dice lunga sulla legittimità del “titolo” di lettori di cui si fregiano. Molte opere del passato sono romanzi accattivanti e intricati tutt’ora ineguagliati dal Le Carrè più in forma;
    7) i romanzi di oggi sono scritti nel e per il clima culturale di oggi. Insomma, i best seller sono scritti per rendere le cose facili, nessuno vuole fare più troppa fatica (anche se il livello di sforzo sarebbe davvero minimo) mentre legge qualcosa. I classici rappresentano anche una sfida intellettuale: vediamo se posso riuscire a gustarmi qualcosa di un pò più difficile, o anche solo diverso? Vediamo se riesco a capire schemi mentali, contesti sociali e culturali diversi dal mio. Vediamo se riesco a capire se ciò che era è stato peggiore o migliore di ciò che è oggi.

    Insomma, anche io non sopporto lo snobismo fine a sè stesso, ma perchè è fatta da lettori egualmente poveri di quelli che non vanno oltre ai confini del loro orto di letture. Entrambi non colgono il segno di ciò che la lettura è: non solo mero intrattenimento, non solo sterile erudizione, ma un modo per crescere umanamente. E la varietà è necessaria.

    Anche io mi leggo i King, i Follett, gli RR Martin, i Grisham, le Cassanda Clare di turno (no scherzo, quest’ultima no :). E non dico che non possano essere buone letture (ho adorato la solitudine eroica di Roland di Gilead di Stephen King). Ma alterno (a volte un pochino sforzandomi) queste letture con classici o semplicemente con generi diversi. Perché lo faccio? Perché so che a non farlo sto perdendo troppe cose di valore.

    Quindi no, non consiglio di leggere solo un unico genere o solo opere contemporanee. Né dò asilo alla pigrizia mentale di chi lo fa.

    • Direi che sono d’accordo con tutti i punti sollevati, infatti la questione non è tanto il fatto di leggere / non leggere classici, ma di andare oltre il doverli leggere perché “è così punto e basta”. E soprattutto saper accettare il fatto che, sebbene nessuno discuta il valore delle opere fine a se stesso, potrebbero anche non piacere a qualcuno. Io leggo vari generi e ho anche letto dei classici, altri li leggerò e ogni volta mi sento libero di dire se mi è piaciuto o meno, non voglio farmelo piacere a tutti i costi. Assolutamente giusto spaziare e provare ad aprire i propri orizzonti letterari, ma con la consapevolezza che non a tutti piacciono le stesse cose. Quando leggo risposte sul tema da parte di “puristi” del romanzo classico inorridisco nel sentir dire che il tal romanzo è bello perché è un classico. A quanto pare per molte persone è l’unico motivo per cui quel libro va letto e ricordato. Lo trovo un po’ riduttivo e, soprattutto, poco utile. Sul fatto che siano testi scolastici, purtroppo, la colpa è proprio delle scuole che li ha sempre presentati come tali…ed è un vero peccato: obbligando gli studenti alla lettura integrale si ottiene come sempre l’effetto opposto, fosse per me a scuola mi limiterei a studiarli, a parlarne, contestualizzarli e magari a leggerne degli stralci, sperando in questo modo di convincere i ragazzi a leggerlo facendo leva sulla curiosità invece che sull’obbligo.

  2. Tra ieri e oggi tra i miei contatti di Facebook si è acceso un dibattito sui romanzi di Jane Austen. Io ho da subito ammesso di non essere nemmeno riuscita a ultimare Orgoglio e pregiudizio perché l’ho trovato noioso, e, essendo così legato alla società del tempo, ormai datato.
    Tutti gli austeniani – quasi punti nell’orgoglio – mi hanno detto addirittura che non posso arrogarmi il diritto di esprimermi in questo modo.
    Peccato che alla mia domanda su quali fossero i grandissimi insegnamenti che una lettura del genere possa dare al giorno d’oggi poi non mi abbiano saputo rispondere.
    Ora, tra il tacciare un grande classico di non avere dignità e l’esprimere un soggettivo parere ce ne passa, ma alcuni lettori sembrano quasi nazisti.

    • Su questo argomento sfondi una porta aperta con me. Io credo che i classici (non tutti ma buona parte) abbiano di sicuro qualcosa da insegnare che va oltre la semplice storia: usi e costumi di un’epoca, pensieri nei confronti della società ecc. Ciò non vuol dire che mi deve piacere per forza. Anche i saggi di fisica hanno molto da insegnare, ma credo che in pochi li ritengano divertenti. Il gusto è soggettivo, classico o non classico. Quello che tutti dovremmo accettare (e si torna all’argomento del post di #TuNonLeggi) è che non per forza quello che piace a noi è IL meglio in assoluto. Ho letto qualche classico e sono sicuro che nella vita ne leggerò altri, non appena riterrò che il momento è arrivato. Di certo non tutti e di sicuro non quelli che già dalla trama mi sembrano fuori dai miei confini.

  3. E’ scomparso il “rispondi” e non sapevo dove scrivere quindi inizio un nuovo commento!Scusa!!XD
    Per il primo discorso, in realtà sono abbastanza d’accordo con te; diciamo che classici di metà novecento ce ne sono già (pensiamo a Lolita, Sulla strada, Il buio oltre la siepe, Fahrenheit 451, Il giovane Holden o Il nome della rosa..tutti romanzi diversissimi e scritti in anni diversi ma considerati a tutti gli effetti classici) mentre è più difficile trovarli negli anni nostri per il semplice motivo che ancora non hanno avuto il tempo di affermarsi come è successo agli altri. Insomma, nell’epoca vittoriana chi lesse David Copperfield non credo che fosse consapevole di trovarsi davanti quello che poi sarebbe diventato un grande classico no?!!Credo che stia a noi leggere e scoprire quei gioiellini che magari tra vent’anni saranno considerati classici del nostro tempo. Qui mi collego alla seconda questione: quando dico “buona” letteratura intendo tutti quei libri scritti bene, che sono costati ore di fatica e studio ad uno scrittore dotato di coscienza di causa, quei libri che hanno un messaggio da dare, libri che hanno da insegnare, che fanno conoscere, che ti trasportano in mondi nuovi, che incuriosiscono e tanto altro. Con questo intendo dire che ci sono buonissimi libri per ogni genere letterario, non è mia intenzione dire che i thriller (per dirne uno) sono cattiva letteratura, assolutamente no, non vorrei sembrare la snob di turno che dite “leggete solo classici” perchè in realtà sono una lettrice abbastanza onnivora e mi sembra giusto che ognuno segua i propri gusti…ma ci sono libri scritti male che non andrebbe proprio letti, dove la “prosa” dell’autore sembra un tema delle medie XD, dove fuoriescono messagi diseducativi per le ragazzine che li leggono, dove l’immagine della donna è massacrata da stereotipi idioti (scusa il termine)! Che bisogno c’è di leggere tutti quei generi che vanno di moda adesso??Che ne trae una lettrice??Ci saranno pure dei bei romanzi rosa in giro no??!!E allora perchè leggere di questi banali triangoli amorosi e stare dietro al bello-stronzo di turno e immedesimarsi con una protagonista senza carattere??!!Davvero non capisco…questa è secondo me la cattiva letteratura, libri che sono da lasciare sullo scaffale.
    Ovviamente poi non tutti i romanzi possono piacere, entrano in gioco i gusti letterari di ognuno e diventa una questione soggettiva ma la cattiva letteratura è cattiva oggettivamente.
    (tutto secondo me XD)

    • Su questo hai ragione, ma credo che questi casi estremi abbiano successo più che altro perché seguono la moda del momento e perché gli editori investono molto nel promuoverli. Di certo quando ci si trova di fronte a un libro più “ragionato”, per il quale un autore ha fatto ricerche, studi e sforzi, la differenza si nota. Tra l’altro questo è proprio il caso del romanzo che ho appena finito e del quale parlerò nei prossimi giorni quindi, se sei interessata, prova a dare un occhio alla prossima recensione; il titolo è “I cento veli” di Massimiliano Comparin.

      Ps. ho anche sistemato la questione delle risposte sul blog, si trattava di un’impostazione che bloccava dopo 3 risposte consecutive: ora il problema è risolto e grazie mille per la segnalazione!

  4. Provo a dire la mia opinione su un argomento che rappresenta un CLASSICO di qualsiasi discussione letteraria. Un libro si definisce classico se esprime un punto di vista originale e didascalico, esemplificativo di un argomento di valore universale, rappresentabile anche in epoche diverse da quella in cui è stato scritto. Tanto per fare un esempio di quanto sto dicendo: la riluttanza di don Abbondio al momento di celebrare le nozze tra Renzo e Lucia, dopo le minacce dei bravi di don Rodrigo, rappresenta una vicenda particolare e scarsamente riproducibile nel dettaglio in qualsiasi altra epoca storica, ma è un paradigma di quanto potrebbe accadere ad ognuno di noi, nella vita quotidiana, quando ci si trovasse combattuti tra la tranquilla esecuzione del nostro dovere quotidiano e l’influenza di poteri più forti che volessero alterare le nostre decisioni a proprio favore. Oppure, tanto per comprovare i miei studi “classici”, la vicenda di Antigone che vuole seppellire suo fratello Polinice, per rispettare le leggi divine, in contrasto con la legge “umana” del re Creonte che ne vieta la sepoltura in quanto nemico della città. Difficilmente ci troveremmo ai giorni nostri in circostanze simili, ma quando accadde che alcuni cimiteri rifiutarono le spoglie mortali del criminale nazista Kappler, mi sembra, qualcosa mi spinse a ripensare alla tragedia greca.
    Quando mi capitò da giovane, di leggere Porci con le ali (scusate l’esempio ma al momento non me sovvengono altri di più recenti), ritrovai rappresentato tutto quello che vivevamo all’epoca noi studenti in un momento particolare della nostra storia come il’68, visto dal basso, con la descrizione delle nostre pulsioni vitali e sessuali. Ma quello che era raccontato nel romanzo difficilmente si sarebbe potuto replicare oggi, quindi può solo essere la descrizione di un’epoca, dei suoi modi e stili, ma non di tutte le epoche.
    Un romanzo presente in classifica potrebbe diventare un Classico per le generazioni future, ma anche se non lo fosse potrebbe essere interessante leggerlo solo per goderne la trama o lo stile.
    Per concludere, prima leggiamo tutto quello che attira la nostra attenzione, poi se ne discuterà e vedremo.
    P.S. Prossimo argomento: esiste la vita su altri mondi?

    • Sono d’accordo con te, non bisogna limitarsi a priori: bisogna provare e trarne le conclusioni. del caso. Magari queste confermeranno la proprio opinione iniziale, ma almeno possiamo dire di avere alle spalle un’esperienza che la convalida. Per la tua domanda in P.S. … io dico: perché no? E magari leggono anche i classici 😉

  5. Ecco…io ogni tanto mi definisco lettrice snob….nonostante effettivamente non lo sia più di tanto, solo che non sopporto quelle schifezze che ci sono in giro e che vedo leggere continuamente…scusate ma è così!!!
    In più sono un’amante dei classici, lo confesso, ti chiami Tolstoj, Dostoevskij o Dickens?…eccomi!!Sicuro compro tutti i libri di autori classici che esistono, oddio va beh non tutti ma quasi, in alcuni casi soprattutto.
    Ma sono anche una lettrice corretta, capita ovviamente di leggere un classico che non piace e in quel caso, per quello che mi riguarfa, lo analizzo come farei con gli altri, esprimendo la mia opinione e le mie sensazioni negative, motivando tutto…certo non mi sono mai permessa di dire “Questo fa schifo” ma solamente “Non mi è piaciuto perchè….”; sono del parere comunque che ci siano libri che hanno fatto la storia della letteratura e che debbano essere letti da tutti, poi i gusti ovviamente sono personali, io non simpatizzo per 1984 ma ne riconosco l’unicità e la modernità, Dostoevskij mi tortura ogni volta ma faccio lo “sforzo” di leggerlo comunque perchè voglio sapere e conoscere…bisogna dare il merito ai libri che lo meritano. (scusa il gioco di parole XD)
    Dopo la pappardella mi presento perchè mi sa che è il primo commento che lascio, piacere Ilaria!!! ^^

    • Piacere Ilaria e benvenuta! L’importante è accettare che ognuno possa avere una propria opinione soggettiva, che quindi non ha nulla a che vedere con l’oggettiva qualità dell’opera. Che poi debba essere letto da tutti, su questo non sono molto d’accordo: io sono dell’idea che certi libri debbano essere studiati da tutti, magari presentati a scuola in un determinato modo, ma obbligarne la lettura, soprattutto in età non del tutto matura e spesso a persone che vedono un libro come un nemico, non so, forse non è la strada giusta. Se uno ama leggere uno sforzo probabilmente lo riesce anche a fare, ma chi non ama leggere va a cercarsi i riassunti e via. Non sarebbe più costruttivo parlarne insieme e dar da leggere qualcosa di più vicino al proprio mondo? Poi crescendo chissà, magari uno, dieci o tutti decideranno spontaneamente di leggere il più impegnativo classico, con i loro tempi e i loro modi.

      • Non sono d’accordo, quando dico che andrebbero letti da tutti non intendo né imposti ad una determinata età né per forza letti a scuola o da qualsiasi altra parte ma letti quando una persona si sente pronta (certo però è che bisognerebbe essere un pochino più curiosi e meno prevenuti); quel “tutti” ovviamente si riferisce ai lettori e non a chi non legge…ma credo che per un lettore sia fondamentale leggerli, perchè non mi si può dire di essere un amante del distopico e magari non conoscere o non aver mai letto né Orwell né Bradbury, secondo la mia concezione di lettura è davvero impensabile…
        Poi ognuno ovviamente ha le proprie idee e io non impongo niente a nessuno, ci mancherebbe e non è mia intenzione, ma credo che i classici siano tali proprio perchè nel tempo non si sono dimenticati, perchè insegnano al lettore e perchè aiutano a conoscere la letteratura…spesso si parla senza sapere da dove si è partiti.
        Con questo non sto dicendo che i classici sono tutti belli o che io leggo solo quello perchè non è assolutamente vero, ma fondamentalmente io sono per “l’importante è leggere buona letteratura”, quindi l’importante è che si leggano buoni romanzi, di qualsiani genere siano, ma buoni.

        • Sì, io ho fatto l’esempio della scuola perché solitamente rappresenta la prima occasione di incontro tra un ragazzo e i classici della letteratura, ma avevo capito che il tuo discorso era più ampio. Quello che però fatico a capire, ed è una domanda che faccio speso a chi come te ama i classici, è perché molte volte – ora non fraintendere, non so se si tratti del tuo caso quindi sentiti libera di negare – i classici finiscono nel primo Novecento. Quello che oggi è un classico, fino a uno o due secoli fa era un semplice romanzo e, spesso, neanche tanto amato e diffuso. A parte evidenti casi estremi come quelli citati in questo post e nei commenti, come possiamo sapere se un romanzo che oggi gode di scarsa considerazione possa essere un classico del futuro? Spesso un romanzo diventa classico perché è un dipinto dell’epoca nel quale è stato scritto e mi vien difficile pensare che del 2000 non resterà nulla. Cosa definisci “buona” letteratura eslcudendo i soliti noti? Non è una provocazione, è una domanda che mi pongo spesso ma che raramente ottiene una risposta soddisfacente. Tu cosa ne pensi?

  6. Io di certo non sono una lettrice snob, ma comunque non capisco e non sopporto chi legge un grande classico della letteratura e poi dice che è brutto, talvolta che fa addirittura schifo. Sono fermamene convinta che occorra avvicinarsi ai classici in punta di piedi e con umiltà. Come puoi tu (tu fittizio, non tu Fabio :D) dire che Anna Karenina (per citarne uno dei tanti) fa schifo? Come ti permetti? Non ti viene in mente che forse davvero non hai saputo apprezzarlo, coglierne il senso? Al massimo puoi dire che non ti è piaciuto, allora ti rispetto perché non ti sei fatto travolgere dal “peso” del libro, ma hai mantenuto il tuo senso critico. Ma dire che è obiettivamente brutto NO. Perché se da secoli i migliori studiosi hanno definito un certo libro un classico un motivo ci sarà. Quando mi è capitato di leggere un classico e di non apprezzarlo io ho ricercato per prima cosa in me la motivazione. Non mi sognerei mai di dire che è il libro ad avere qualcosa che non va. Sarà che ho una tale reverenza per quei libri che hanno fatto la storia della letteratura, quei libri su cui generazioni e generazioni di lettori e studiosi hanno speso tempo, energia, emozioni… Chi sono io per criticarli?
    Detto questo però poi i lettori snob proprio non li sopporto. Tra l’altro penso anche che a leggere solo i grandi classici alla fine li si svuota quasi di significato. Solo se si ha una conoscenza “panoramica” di tutto ciò che rientra nella letteratura si può poi apprezzare davvero un capolavoro!

    • Beh, chiaro: dire che fa schifo decisamente è l’eccesso opposto, ma questo vale per qualsiasi libro. Siamo sempre lì, a te non è piaciuto, ad altri piacerà. Non sono d’accordo invece quando dici “saperlo apprezzare”: credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nell’idea che un romanzo, o qualsiasi altra opera d’arte per generalizzare, debba per forza piacere e quindi chi non la trova bella è perché non la sa apprezzare. Ad esempio, ho letto “La lettera scarlatta” e non mi è piaciuto: un romanzo ben scritto senza dubbio e un interessante ritratto di un’epoca particolare, ma non succede niente, proprio niente dal punto di vista narrativo. Questo non significa che non ho saputo apprezzarlo, ma semplicemente che quel particolare romanzo non è nelle mie corde. Ciò non toglie che la sua qualità oggettiva e culturale resti indiscussa.

      • Questo intendevo, forse non mi sono spiegata molto bene 😀 Tu hai riconosciuto la qualità e lo hai apprezzato per questo. Che poi non ti sia piaciuto è più che lecito. A me dà fastidio chi mette in questo senso sullo stesso piano un classico e, ad esempio, Cinquanta sfumature. Uno può non piacere, ma il valore intrinseco dell’opera è indiscutibile. L’altro può piacere o meno, ma non c’è null’altro!

        • Ah ok, scusami in effetti avevo capito diversamente…abbi pazienza, in questi giorni sono un po’ fuso. :) Mi trovi assolutamente d’accordo con questo hai appena scritto allora!

  7. Concordo con te, perché se è vero che “la letteratura rende liberi” trovo insensate alcune prese di posizione da parte di lettori che si elevano a paladini di un determinato genere letterario ad esempio i classici.
    Personalmente in passato ho letto sia la saga di Twilight che i libri di Fabio Volo e non me ne vergogno affatto, certo riprenderli ora in mano (parlo di Twilight in particolare) mi verrebbe piuttosto complicato perché nel frattempo sono io sono “cresciuta” e i miei gusti si sono modificati.
    Che siano classici, contemporanei, fantasy, distopici o qualsiasi altra cosa, sono pur sempre libri che ognuno sceglie in base al proprio gusto e stato d’animo e quindi non si può discutere su questo e trovo ottuso chi difende semplicemente per “partito preso”!
    L’importante in fondo è solo LEGGERE! 😉

    • Il problema è che spesso si confonde la qualità oggettiva di un romanzo con il piacere che una persona può provare nel leggerlo. Ribadisco: di certo Dracula e Twilight non sono confrontabili, siamo su due piani qualitativi troppo lontani per paragonarli. Questo però non esclude che entrambi possano provocare emozioni e piacere in diversi lettori.

  8. Non mi piace giudicare un libro dalla copertina e nemmeno in base ai cliché o alle opinioni altrui.
    Per questo non mi vergogno a dire che ho letto libri di Fabio Volo consigliati da un’amica per scoprire che non mi sono piaciuti. Così come nei miei 15/16 anni ho letto Moccia, cosa che ora molto probabilmente non farei. Ho scelto anche di provare “50 sfumature di grigio” per curiosità e di sicuro non lo considero un capolavoro letterario ma non nego di averlo finito in fretta perchè in quel momento per me era una lettura leggera.
    E di sicuro può piacere di più un romanzo contemporaneo, magari snobbato da molti perchè “commerciale”, perchè più scorrevole e più vicino alla vita del lettore rispetto a un classico che tratta lo stesso argomento. Così come può accadere il contrario per l’atmosfera creata da uno stile diverso da quello moderno… ma non di certo per una questione di “categoria”!

  9. “ci sono anche classici su questo argomento, ma sono meglio” questa è una frase che mi appartiene, ed è probabile che l’abbia utilizzata più di qualche volta. Stessa cosa per i vampiri: ho letto la saga di Twilight, ho letto il Dracula di Bram Stoker e sì, il secondo è un classico, ed è a un livello decisamente superiore rispetto ai libri della Meyers.

    Ora, se questo è snobismo io non lo so. Non credo. Io penso che ci sia un limite (un massimale e un minimale) di obiettività. Ci sono libri che possono piacere e non piacere, ma nei quali risiede una qualità che è oggettiva. I gusti sono gusti, ognuno ne ha diversi, ed è sacrosanto che sia così, ma tacciare tutto per opinabile non so quanto sia corretto.

    La letteratura erotica c’è, è sempre esistita, quindi perché, se sei interessato all’argomento, ti lasci guidare all’acquisito su un prodotto “vuoto” quando potresti, in alternativa, leggere qualcosa sullo stesso tema ma che sia in grado di lasciarti qualcosa? La mia è una domanda, e se la risposta sarà “perché mi va” io non aggiungo altro. Ripeto, i gusti sono gusti. La lettura è intrattenimento, e ognuno trae piacere da quello che più gli è affine. Però a me le domande restano.

    • Anche io ho letto Dracula e l’ho amato, non ho letto Twilight e probabilmente non lo farò. Tu hai letto entrambi, indice del fatto che sei disponibile a esplorare e confrontare. Ma non credo sia questo il punto. La mia critica non risiede tanto nella frase che indichi ma nel modo in cui è proposta. Mi spiego: se io ti dico che ho letto un tale romanzo erotico (per stare in tema) tu puoi benissimo rispondermi con “sai, esiste anche un classico sull’argomento, potrebbe interessarti, si intitola Chilosà, perché non provi a leggerlo? Magari ti piace” io accetto il consiglio, ringrazio e molto probabilmente lo seguo. Liquidarmi con un lapidario “Beh, esistono anche classici sull’argomento” e stop forse non sarà snobismo, ma di certo non è un buon modo di rapportarsi. La differenza che volevo sottolineare è questa poi, come ho scritto, la qualità oggettiva non ha confronto, su questo siamo assolutamente d’accordo. La mia domanda è perché alcune persone sentono l’innato bisogno di giudicare da un piedistallo che si sono costruite da sole? Poi sia chiaro, non lo fanno tutti, ma è più frequente di quanto si possa pensare.

  10. l’ho letto senza nemmeno prendere fiato! sei stato bravissimo! Ho un po’ di cose da dire.Prima di tutto,molte persone su FB fanno del suo profilo una causa di vita ma poi quando li conosci personalmente (o se li conosci) ti rendi conto che non hanno nemmeno la metà di ciò che dicono di aver letto.Questo come prima truffa virtuale che porta a non saper spiegare perche amano un capolavoro.Se hai letto Guerra e Pace e lo hai amato (io non l’ho ancora letto) devi assolutamente poter mettere in parole gli effetti di lettura.Con parole povere,con parole complesse,ma non puoi rispondere cosi i classici di solito sono dei mattoni di 400 pagine,mi vuoi dire che hai letto tutto e non puoi spiegarmi cosa ti ha colpito? non ci credo,non ci credo affatto! Seconda cosa:che viene collegata alla prima.Molti classici si leggono nel momento sbagliato,e questo prova tutte le teoria sul lettore come produttore di significato.Mi è capitato con libri di Hermann Hesse…la prima volta l’ho preso e lasciato…dopo 10 anni l’ho letto di un fiato.Terzo:la letteratura: invano l’hanno fatta passare attraverso la lente del positivismo (beh,non in vano,qualcosina è rimasto) perche anche se esistono “scienze” come la semiotica capaci di aiutare a comprendere il senso di una opera,i significati sono molteplici e non misurabili.Io ho studiato Letteratura Moderna,ho quasi finito la laurea e quando dovevamo fare un saggio su un particolare racconto o romanzo,nessuno professore correggeva il significato che per ognuno aveva,bensì il modo di “provare” che esso era li,quando,come e dove (questo si può fare).Un solo racconto produceva almeno 40 interpretazioni diverse e ben documentate.I classici sono tali perche possono reinventarsi con il tempo…sono opere che si arricchiscono con le diverse interpretazioni ed è quello il loro inestimabile valore,ma fare della lettura del classico una religione,quello no! si uccide la ragione stessa della loro classicità! Chiedo scusa per eventuali errori ortografici,sono ancora in fase di apprendimento del italiano (copio e incollo questo commento sul blog)

    • Sono d’accordo su ogni punto. Il bello dell’arte è proprio questo: scoprire qualcosa nell’opera, di qualsiasi natura essa sia, che ha un significato per te. Un dettaglio magari, la cosa più insignificante, un personaggio secondario con una parte ridicola: che importa? Se è questo a lasciarti un’emozione particolare ben venga, a dispetto di tutte le grandi teorie e gli ideali di bellezza che alcune persone cercano di imporre a ogni costo. Siamo tutti diversi, grazie al cielo!

  11. Oh Fabio quanto hai ragione!!!! Ce ne sarebbe da dire su questo argomento…
    Partiamo dai classici: io sono sempre stata dell’idea che i classici vadano studiati a scuola ma che la scuola dovrebbe anche dare la possibilità di conoscere anche il mondo della narrativa contemporanea. Perchè quando un professore dà un libro da leggere a casa deve anche considerare che sta parlando con ragazzini che magari non sono abituati a leggere nulla e trovarsi tra le mani Anna Karenina potrebbe allontanarli ancora di più dalla voglia di leggere. Sono rimasta piacevolmente colpita qualche settimana fa quando uno stagista delle superiori venuto in ufficio per un tirocinio mi ha parlato delle loro letture scolastiche: un libro al mese che la prof fa scegliere per alzata di mano tra due proposte; i titoli letti da settembre ad oggi comprendevano Io e te di Ammaniti, Acciaio della Avallone, La solitudine dei numeri primi di Giordano e Ci rivediamo lassù di Lemaitre!
    Ma tu sai quanti blog ci sono che dall’alto della loro, non si sa quale, superiorità snobbano determinate case editrici piuttosto che altre perchè non pubblicherebbero libri abbastanza colti??? Roba da matti!!!!!
    Di sicuro ci vuole una buona via di mezzo! Mi viene l’orticaria quando sento dire che Le 50 sfumature sono un capolavoro della letteratura – e a dirlo di solito è gente che l’ultimo libro lo ha letto alle superiori – come mi scatta il tic nervoso quando sento gente abituata a leggere molto che snobba un genere nello specifico senza magari aver mai provato a leggere nulla. Io ho dei generi preferiti ma se un libro mi viene fortemente consigliato provo a leggerlo, anche solo per farmene un’opinione e poterne parlare male! aahahhaahhaah
    I classici, ti dirò, ho imparato ad apprezzarli molto di più in età adulta ma mica perchè sono classici allora sono tutti splendidi!! Alcuni sono dei mattoni paurosi nonostante ci sia chi dice il contrario.
    Chiudo questo mio sproloquio concordando con te su una cosa: la letteratura è arte e l’arte suscita emozioni che sono necessariamente differenti da persona a persona e, a volte, anche da momento a momento!!!! :)))

    • Spero sia chiaro che non si tratta di una crociata contro i romanzi classici, anche io ne ho letti e di sicuro ne leggerò ancora: alcuni mi sono piaciuti, altri meno, altri ancora per nulla. Così come non leggerò mai Fabio Volo o le 50 sfumature, ma non perché li ritengo insulsi, semplicemente perché non sono il mio genere: lo fossero probabilmente li leggerei anche e poi ne trarrei le dovute considerazioni. Secondo me è giusto leggere cose diverse e farsi una propria opinione, non quella altrui. Se ti piace un classico va benissimo, ci mancherebbe, ma dimmi perché e non trincerarti dietro alla risposta di comodo “Potrebbe essere altrimenti?”. Lo stesso se ti piace Fabio Volo. Come dicevo, la qualità oggettiva è un’altra cosa.

      • Si è capito che la tua non è la crociata contro il classico!
        Sono io che da quello poi forse sono un po’ andata fuori tema!!! hihihihihi
        Se tu mi dai certi spunti come si dice? Mi dai il dito ed io mi prendo il braccio ahahahahahha

        • Beh dai, in parte è colpa mia. Ho approfittato del tuo commento per specificare perché ieri l’ho riletto dieci volte per essere sicuro che non passasse questo messaggio, ma non si sa mai. Alle 23 il mio cervello comincia a non collaborare più…tutto può accadere 😉

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