Recensioni: è giusto farle a richiesta? E come?

Recensioni a richiesta: è giusto farle?

Dopo il post di qualche giorno fa sulle mail contenenti le richieste di recensione da parte di autori (I Dieci Comandamenti per l’autore di bon ton), oggi vi parlo di un’altra spinosa questione: è giusto o no fare recensioni su richiesta per autori ed editori? Difficile dirlo, anche qui secondo me è importante la forma.

Girando per la rete è facile imbattersi in uno dei numerosi blog dedicati ai libri e alla letteratura in generale. Molti di questi blog presto o tardi fanno i conti con le richieste di recensione e segnalazione da parte di autori, emergenti o meno, o di editori. Quando un paio di anni fa ho ricevuto la mia prima richiesta ho subito pensato “Wow! Che figata! Qualcuno chiede il mio parere per un libro.” Ovviamente ho accettato preso dall’entusiasmo del momento e, ammetto, sono stato fortunato perché il libro mi è piaciuto davvero. Poi si cresce, ci si fanno domande, si impara. Quale linea voglio dare al mio blog? Deve essere una vetrina pubblicitaria? Ho deciso di no. Ricevo ancora delle richieste, alcune le accetto, ma saranno state una decina in due anni. Non è perché voglia essere snob, ma perché voglio essere sincero: se un libro già dalla trama o dal genere non fa per me, che senso ha leggerlo? Da qui la scelta di fare un’accurata selezione e, prima di accettare, mi informo sul suo autore – Chi è? Ha scritto altro? –  sul suo eventuale editore, sulla trama e su molti altri dettagli.

Alla fine di tutto questo se sono convinto accetto e, una volta letto, ne parlo sul blog. Sempre e il più onestamente possibile: metto in luce quello che mi è piaciuto ed evidenzio quello che non mi ha convinto, spiegando al meglio le perplessità. Come reagiscono gli autori? Fino a oggi bene, apprezzano o almeno è quello che mi hanno detto. Proprio per questo motivo invece mi rifiuto categoricamente di fare le cosiddette segnalazioni, che altro non sono che schede libro: se non ho letto non posso sapere com’è e di conseguenza non lo pubblicizzo. Io credo (ma smentitemi pure se sbaglio) che chi decide di affidarsi a un blog per conoscere qualche parere su un romanzo sia in cerca di opinioni personali; la scheda libro la può benissimo vedere sul sito di una libreria online o su quello della casa editrice, se presente.

Ma torniamo alle recensioni. Spulciando vari blog ho notato approcci molto diversi: tralasciando le normali vie di mezzo, vorrei concentrarmi su questi tre estremi.

Ci sono quelli che segnalano continuamente romanzi e recensiscono qualsiasi cosa gli venga proposta ed è facile riconoscerli: tutti i libri di cui parlano sono bellissimi, convincentissimi, scritti benissimo, fantasticissimi e un sacco di altri “issimi”. Di fatto sono nati con lo scopo di avere in omaggio più libri possibili: loro son contenti e autori ed editori si leccano i baffi, tutta pubblicità gratis, soprattutto con l’avvento del digitale che gli permette di regalare copie su copie a costo zero. Lo dico, da lettore non potrò mai credere a una loro recensione.

Altri si rifiutano categoricamente perché sanno che non potranno essere sinceri di fronte a una richiesta di recensione. Una scelta rispettabile e molto coerente: se in anticipo sai che non ti sentirai a tuo agio nel commentare negativamente un libro regalato, eviti di farlo.

Altri ancora, forse i peggiori, fanno recensioni a pagamento. Non c’è molto da commentare. Come puoi parlare male di un romanzo quando il suo autore ti paga per farlo? Qui però la recensione è quanto più seriosa e formale si possa immaginare; peccato che non basti un bel vestito a nascondere un pessimo ammasso di balle. Il risultato è che il romanzo davvero bello, l’autore meritevole, resta soffocato in una densa nuvola di falsità e di scarsa credibilità.

Recensire su richiesta non è di per sé sbagliato, l’importante è cercare di essere sinceri. Non è facile e bisogna mettere in conto l’eventuale risposta piccata dell’autore o dell’editore di turno, ma fa parte del gioco. Come un romanzo anche il nostro blog piace o non piace: pareri positivi e negativi servono in ugual misura, bisogna essere abbastanza maturi da accettare entrambi.

Come ho già fatto per gli autori nel post citato all’inizio, spendo qualche parola anche sul bon ton del blogger: ricordiamo sempre che, salvo rarissime eccezioni, non siamo affermati critici letterari ma lettori che condividono la propria passione. Sparare a zero e magari con arroganza o saccenza su un libro o su un autore come se fossimo degli dèi scesi in terra non è davvero il caso: si può dire ciò che si pensa anche con toni educati e in modo utile. La critica ha senso solo se costruttiva. L’errore di battitura può capitare così come lo scivolone sul congiuntivo, non facciamocene una malattia. Ok, se è sistematico forse non si tratta di uno scivolone e può valer la pena evidenziarlo con i dovuti modi, evitando quindi uscite del tipo “a pagina 48, riga 24, sesta parola, il verbo è fosse razza di ignorante imbecille!”. Se la trama è noiosa ci sono modi migliori di farlo notare rispetto a “ho sbadigliato tanto da dislocarmi la mascella”.  Quando scriviamo ricordiamoci sempre che, bello o brutto che sia un romanzo, dall’altra parte c’è pur sempre una persona che vede criticare il proprio lavoro. Voi come vi sentireste?


Commenti

Recensioni: è giusto farle a richiesta? E come? — 2 commenti

  1. Il mio blog è ancora piuttosto piccolo, quindi mi è capitato poche volte che mi chiedessero recensioni.
    In caso di autori autopubblicati o editori a pagamento lo escluderei categoricamente, negli altri casi magari potrei valutare l’ipotesi, ovviamente solo laddove il libro possa interessarmi davvero, il tempo è quello che è e sicuramente troppo poco per leggere libri che escludo possano essere il mio genere.

    • A me capita di farne, ma solo per romanzi che penso possano interessarmi davvero semplicemente perché leggere qualcosa fuori dalle mie corde difficilmente porterà a un giudizio positivo e mi sembra assurdo. Non escludo a priori autori autopubblicati invece: se la storia può interessarmi mi fa piacere dare una possibilità sebbene non abbia mai nascosto che il self-publishing non è proprio una cosa che amo alla follia. Concordo invece sugli editori a pagamento…

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