Rischiare la vita per i libri. I contrasti del mondo.

Malala Yousafzai

Ieri, girovagando per il web, mi sono imbattuto in un articolo del National Geographic dedicato a Abdel Kader Haidara, un coraggioso bibliotecario del Mali che per proteggere libri antichi dagli estremisti islamici, ha nascosto clandestinamente l’intera biblioteca rischiando la vita. Leggendo la sua storia non ho potuto fare a meno di pensare a quanto spesso dovremmo soffermarci a riflettere su di noi e sulle grandi e spesso ignorate fortune che abbiamo.

Quella di Abdel Kader Haidara è una storia di coraggio, una storia di un uomo che non ha avuto paura di rischiare la sua vita pur di salvare una collezione di antichi manoscriti che racchiudono la conoscenza e la storia della sua terra e della sua cultura. Sembra così strano pensare che un uomo possa mettere a rischio la propria vita per dei libri. Insomma, sono solo libri. O no?

Poi penso a quando, qualche mese fa, ho letto la biografia di Malala Yousafzai (della quale trovate qui la recensione e che vi consiglio davvero), la più giovane attivista pakistana che fin da bambina si batte con il padre per il diritto delle donne all’istruzione. Per le sue idee e la sua propaganda è stata vittima di un attentato da parte dei talebani al quale fortunatamente è sopravvissuta e ora continua più forte che mai la sua battaglia. Sembra così strano pensare che una bambina possa mettere a rischio la propria vita per la scuola. Si tratta solo di studi. O no?

No. Non si tratta solo di libri e non si tratta solo di scuola. C’è molto di più dietro a tutto questo. I libri racchiudono la conoscenza del passato, la nostra storia e quella del mondo nel quale viviamo, gli errori, le conquiste e la conoscenza dell’uomo. La scuola e lo studio sono il domani di un individuo, gli svelano il passato racchiuso nei libri e gli aprono le porte del futuro, qualsiasi strada decida di prendere. Il mondo è pieno di persone come Abdel e Malala, che si battono ogni giorno per qualcosa che dovrebbe essere un diritto indiscusso di ogni essere umano, grande e piccolo che sia, di qualsiasi razza e di qualsiasi religione.

Poi penso a noi, a tutti quei bambini che frignano perché non vogliono andare a scuola, a tutti quegli adolescenti che saltano le lezioni, che si siedono a quel banco sperando solo che quelle ore passino in fretta, che pensano che lo studio e i compiti siano tempo perso perché è molto più figo uscire con gli amici, che invece che occupare un’ora libera leggendo un libro preferiscono rimbambire davanti a uno smartphone cercando di allineare delle stupide caramelle, cercando di avere milioni di amici su Facebook perché si sa, il proprio valore si misura sui social. Non fraintendetemi, so bene che non tutti sono così, ma non nascondiamoci dietro a un dito, è una realtà fin troppo comune.

Fa rabbia rendersi conto che mentre nel mondo ci sono persone che rischiano di essere frustate perché leggono libri ritenuti proibiti, ragazzi che ogni giorno vanno a scuola non sapendo se proprio oggi una bomba gli cadrà in testa, bambini che fin dai cinque o sei anni sono costretti a lavorare nei campi, nelle cave o peggio e il cui desiderio più grande è quello di imparare a leggere e di studiare, ce ne sono altri che hanno tutto questo e molto di più, che hanno scuole, biblioteche e librerie dove poter prendere e leggere qualsiasi cosa vogliano e che nonostante questo non abbiano nessun interesse e nessuna passione.

Fa rabbia perché in un mondo così tecnologico, sempre connesso e sempre più virtualmente vicino, la scusa “è che sono cose così scontate che non ci si rende conto che c’è chi non le ha” non può reggere più. Tutti sappiamo cosa succede nel mondo, quindi smettiamola di giustificarci. Non vi dico quante volte ho pensato che ad alcuni ragazzi farebbe tanto bene trovarsi di fronte a queste realtà, altro che gite a Parigi e scambi culturali in Inghilterra.

Direi che mi sono dilungato abbastanza, ma quando leggo articoli come questo e poi mi trovo di fronte a certi nostri comportamenti mi viene il nervoso. Quindi questa volta vi beccate un bel post polemico che ogni tanto non guasta. Vi lascio anche il link all’articolo del National Geographic che citavo all’inizio per chi fosse interessato a qualche dettaglio in più su Abdel Kader Haidara.


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