Ghostwriter, scrittore dietro le quinte di un successo immeritato

Ghostwriter

Oggi mi sono imbattuto per caso in questo post “Io, ghostwriter, ombra discreta dietro i successi” nel blog Officina Masterpiece di Corriere.it. Leggendo queste righe, scritte proprio da una persona che fa (anche) questo mestiere, ho provato diverse sensazioni, ma senza dubbio le due più dirompenti sono state rabbia e un po’ di tristezza.

Per carità, non crediate che abiti fuori dal mondo, ero perfettamente a conoscenza dell’esistenza dei ghostwriters e del loro lavoro dietro le quinte, se così vogliamo dire.

Nonostante questo, leggere un post scritto proprio da una persona che rappresenta questa categoria di scrittori invisibili, mi ha comunque fatto un certo effetto. Trovo sia a dir poco sconcertante e vergognoso che l’editoria permetta o addirittura sostenga questo tipo di attività, il tutto come sempre a favore dell’adoratissimo dio Denaro.

L’autore del post, in poche righe, mette in luce la più grande verità: “Quando li conosci, sembrano spaesati. Eppure hanno una certezza: scriveranno un libro. Di solito un’autobiografia, spesso un saggio, in qualche caso perfino un romanzo. C’è solo un problema: non hanno idea di come si faccia.” [Officina Masterpiece – Corriere.it / The Ghostwriter]

Per carità, so bene che sono i soldi a far stare in piedi le case editrici, ma allo stesso tempo credo che un Editore – scritto volutamente con la “E” maiuscola – che si rispetti, dovrebbe avere come obiettivo il sostegno dei veri e talentuosi scrittori, investendo su di loro e, perché no?, rischiando se necessario tutte le volte in cui creda di aver trovato qualcosa di davvero prezioso.

Da quando ho aperto questo blog ho notato che molto spesso le piccole case editrici sono le maggiori sostenitrici di questo ideale: rischiano investendo tempo e soldi per promuovere autori esordienti o generi “di nicchia”, pur sapendo che raggiungere dei risultati importanti potrebbe non essere per nulla facile.

La cosa più frustrante e sapere che persone probabilmente piene di talento, siano costrette a scendere a compromessi e scrivere l'(auto)biografia di Tizio, grande campione dello sport, o Caio, attore strapagato del momento; tutto questo per tenere viva la speranza che l’editore o chicchessia conceda una possibilità anche al proprio lavoro. La scrittura non è certo un dono che hanno tutti e questo lo sappiamo bene; allo stesso modo è assolutamente possibile che una persona incapace di scrivere abbia vissuto una vita meritevole di essere raccontata o abbia un’idea brillante per un romanzo destinato a diventare un bestseller. Non è certo vietato decidere di affidarsi alle più esperte e abili mani di uno scrittore per rendere queste idee reali, ma in questo caso sarebbe come minimo doveroso trovare sulla copertina di questi libri e ben visibile, il nome di chi ha trasformato un’idea seppur brillante in qualcosa di tangibile e concreto.

Tutto questo vale ovviamente per opere davvero meritevoli, in tutti i restanti casi si potrebbe anche risparmiare lo sforzo di mettersi a scrivere: insomma, essere l’orgoglioso autore dell’autobiografia di Justin Bieber…beh, devo continuare?


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