Classico, o non classico, questo è il dilemma.

Dubbio amletico

Un paio di giorni fa è stata ripresa da molti siti la notizia sulla top ten dei libri che le persone fingono di aver letto. Prendendo spunto da questa indagine, vorrei sollevare una questione che da ormai molto tempo mi tormenta senza riuscire ad avere una risposta soddisfacente.

Cominciamo dalla notizia che probabilmente molti di voi avranno letto: sembra che le persone mentano abitualmente fingendo di aver letto romanzi dei quali in realtà non hanno neppure guardato la copertina. La top ten stilata da The Guardian è la seguente:

1 – 1984 di George Orwell
2 – Guerra e pace di Lev Tolstoj
3 – Grandi speranze di Charles Dickens
4 – Il giovane Holden di J.D. Salinger
5 – Passaggio in India di E.M. Foster
6 – Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien
7 – Il buio oltre la siepe di Harper Lee
8 – Delitto e castigo di Fëdor Dostoevsky
9 – Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen
10 – Jane Eyre di Charlotte Brontë

Cosa accomuna questi romanzi? Sono tutti classici della latteratura mondiale. Da qui la questione che mi assilla da molto tempo e che nonostante le numerose discussioni con diverse persone ancora non ha ricevuto una risposta che ritengo veramente soddisfacente. Perché molte persone ritengono che i classici siano meglio di qualunque altro romanzo? Perché si crede necessario dover fingere di aver letto un classico per essere giudicati più colti?

Un altro segnale di questa corrente di pensiero si ritrova nelle innumerevoli liste di libri che andrebbero letti assolutamente: in questi a volte lunghissimi elenchi si trovano quasi sempre solo classici e mi chiedo come mai. Esistono sicuramente molti libri altrettanto meritevoli i cui autori – tenetevi forte perché questa notizia può sconvolgere – sono ancora vivi. Ebbene sì, lo so, è incredibile.

Ammetto di non avere letto molti romanzi classici e nella mia lista di libri da leggere qualcuno c’è, così come ci sono molti altri romanzi “moderni”, se così vogliamo chiamarli. Spesso, quindi, mi capita di chiedere a qualcuno che legge solo classici e inorridisce al pensiero di leggere un libro scritto dopo il 1920, come mai ama questo tipo di romanzi e se e perché li consiglierebbe. Vi assicuro che nove volte su dieci la scena che segue a questa mia innocente domanda è la seguente: occhio sbarrato, sguardo inizialmente indignato che si tramuta in pena in un battere di ciglia, sorriso di chi la sa lunga e con un tono accondiscendente come se stessero parlando a un perfetto cretino: “Beh, ma perché è un classico!”.

Ora tu, persona tanto acculturata, mi spieghi per cortesia che razza di risposta è?! Non sto mettendo in dubbio che molti di questi romanzi siano bellissimi e che valga davvero la pena di leggerli, sia ben chiaro. Però vorrei davvero capire perché molte persone si sentano migliori solo perché leggono esclusivamente classici o libri che abitualmente si trovano negli antri più reconditi delle librerie.

Con questo post un po’ provocatorio vorrei finalmente avere una risposta sul perché i classici siano spesso ritenuti imperdibili per principio o, comunque, migliori rispetto agli altri romanzi. Davvero è poi così importante il cosa si legge? Il semplice fatto di leggere non è già qualcosa di positivo? Io credo di sì, ma sono davvero curioso di sapere la vostra opinione.


Commenti

Classico, o non classico, questo è il dilemma. — 6 commenti

  1. la discussione è vecchia ma rispondo comunque. Io mi sono messa in testa di leggere più classici possibili ma non per vantarmi o per darmi l’aria di lettrice impegnata…ma perché a mio parere, i classici rispetto ai libri attuali (molti davvero meritevoli) hanno un valore aggiunto: la loro età! molti sono stati scritti almeno un secolo fa eppure fanno ancora parlare di sè… se un classico sopravvive al tempo, ai cambi generazionali, oltrepassa barriere di ogni tipo divenendo universale, per me diventa imprenscindibile la sua lettura! e questo mi succede anche in altri campi, nella musica ad esempio.. ponendo il caso che io non conosca Mina, ma ne sentissi tessere le lodi in ogni dove, anche a distanza di anni, nonostante tanti altri cantanti le siano succeduti, questo farebbe nascere in me la voglia di saperne di più, di conoscere in prima persona il perché di tanta fama per giudicare me medesima, con i miei occhi/orecchie e non con quelle altrui.. spero di essere stata chiara e scusate il mio non perfetto modo di esprimermi!

    • Chiarissima e il tuo ragionamento è in parte condivisibile, ma se il valore aggiunto è l’età, dobbiamo aspettarci che tra un secolo tutti leggano Fabio Volo perché grande autore del XXI secolo? In ogni caso quello che dici è giusto, se uno ha voglia di leggerli ben venga, ci mancherebbe. Il problema è quando si cerca di fare passare i classici come uniche letture degne di essere considerate o come uniche letture degne di essere trattate a scuola. Perché? I classici hanno il pregio di mostrarci cultura e società dei secoli passati, ma alcuni romanzi di oggi sicuramete di avvicinano di più ai ragazzi e al loro modo di affrontare la vita quindi perché escluderli a priori? Perché continuare a far leggere a scuola solo I Malavoglia e Il fu Mattia Pascal? I tempi evolvono e con essi anche l’arte, la scienza e la letteratura: impuntarsi e restare ancorati al passato senza voler accettare che qualcosa di buono possa arrivare anche adesso è come voler fermare la medicina alla scoperta della pennicillina.

  2. Di questi dico di averne letti 4 e invece ne ho letti 4 e mezzo (la Austen non l’ho terminata).
    Delitto e castigo vorrei leggerlo, di Tolkien mi è bastato Lo Hobbit :)
    Ammetto di aver letto molti classici tra scuole medie e liceo, ma adesso ho decisamente bisogno di cambiare aria. Mi piace recuperare qualche classico un po’ particolare, magari di letterature spesso dimenticate, ma tra i miei libri preferiti credo che l’unico classico sia Una questione privata di Beppe Fenoglio.

    • Io ne ho letti due al momento. Se non lo hai letto, tra i classici moderni, posso consigliarti “Il signore delle mosche” di William Golding? Una storia con insegnamenti davvero attuali, è breve ma allo stesso tempo inquietante. Se non lo conosci trovi anche una recensione sul blog con la trama, a me è piaciuto davvero molto.

  3. A mio avviso molti leggono (o dicono di aver letto!) molti classici solo ed esclusivamente per darsi l’aria da “lettore impegnato”. Credo che i classici siano invece da leggere con calma, al momento giusto. Sono quei libri che vanno letti e ri-letti nel corso degli anni per scoprirne davvero l’essenza. Nella lista che hai indicato qui sopra, ci sono due dei miei libri preferiti (Jane Eyre ed Il buio oltre la siepe) molti altri non li ho ancora letti. Mi fa sorridere il fatto che ci siano persone che dicono di leggere solo classici…dopo tutto anche i libri di scrittori emergenti potranno potenzialmente diventare classici in futuro! Io sono dell’idea che chi ama davvero la lettura non si ferma davanti ad un genere in particolare (anche se naturalmente, in base al proprio gusto, si può prediligere un genere narrativo piuttosto che un altro)

    • Mi trovi perfettamente d’accordo, senza considerare che i classici non sono neanche un vero e proprio genere letterario, ma raggruppano generi anche molto diversi tra loro, dal romanzo storico a quello horror. Precludersi delle letture per principio è un peccato, ovviamente sia in un senso che nell’altro: anche decidere di bollare i classici come mattoni illeggibili è sicuramente sbagliatissimo. Tutto sta a trovare il genere che più si accorda ai nostri gusti.

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