Famoso è bello?

Dubbio

Qualche giorno fa, durante una divertente serata tra amici, parlando del più e del meno il discorso si è spostato sui libri: cosa stiamo leggendo, qualche consiglio da condividere e argomenti simili. Tra i vari spunti che prima o poi sicuramente sfrutterò, sono stato colpito da una frase “In genere, quando un libro è troppo famoso, troppo acclamato da tutti, tendo ad essere scettica. Non so perché…

Pensandoci un po’ su mi sono accorto che effettivamente capita spesso di assistere a veri e propri assalti all’ultimo lavoro di Tizio o all’ultima grande opera di Caio, spesso senza nemmeno sapere esattamente di cosa si tratti, ma solo perché è stato scritto da Tizio e Caio. Altre volte invece succede perché si è letteralmente bombardati, al punto che per sentirsi parte del “gruppo” si decide di cedere.

L’ultimo caso clamoroso è stato Cinquanta sfumature di grigio: per settimane non si poteva prendere il treno, la metropolitana o l’autobus senza imbattersi in decine – letteralmente! – di persone con in mano questo romanzo. Donne, uomini, giovani o meno giovani, insomma chiunque.

La domanda sorge spontanea: ma davvero un libro letto da centinaia, migliaia di persone è un buon lavoro o spesso si tratta solo di una sorta di moda? Un modo per non sentirsi esclusi quando tutti parlano incessantemente di un libro che solo tu non hai letto?

Spesso decido di leggere un libro perché mi è stato consigliato da qualcuno che conosco, ma raramente mi è capitato di leggerne uno perché, come si suol dire, lo fanno tutti. Fino ad ora mi è successo solo per il thriller Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson e ammetto che ne sono rimasto soddisfatto.

Ma è una regola che vale sempre? Famoso è necessariamente sinonimo di bello? A voi è mai capitato di leggere qualcosa perché è la moda del momento? E, se vi è successo, ne siete rimasti davvero contenti?


Commenti

Famoso è bello? — 1 commento

  1. Ciao Fabio,
    sono abbastanza d’accordo con la tua amica che ha detto quella frase: anche per me “famoso” non è sinonimo di “lavoro ben fatto” o garanzia di soddisfazione. I fattori in gioco sono tanti, dal genere che ci piace o apprezziamo di più al momento stesso in cui stiamo leggendo. Quante volte ci siamo fermati nella lettura perchè il libro non era quello giusto in quel momento e poi qualche tempo dopo lo abbiamo ripreso in mano e letto o finito in poco tempo?
    In ogni modo io tendo a non seguire il boom del momento, semplicemente per prendermi il tempo che voglio per scegliere se leggere o meno un determinato libro (anche famoso e pubblicizzato, non disdegno!). Mi era successo con “Il codice Da Vinci” di Dan Brown: nel periodo del boom pubblicitario non l’ho nemmeno avvicinato, solo qualche tempo dopo, forse più di un anno, l’ho preso in mano e l’ho letto. Cosa me ne è parso?? Non è che mi sia dispiaciuto ma personalmente avevo apprezzato maggiormente il precedente “Angeli e demoni”, benché avesse avuto meno successo immediato all’uscita.
    Sul caso editoriale che hai citato, “Cinquanta sfumature di grigio”, devo poi riportarti che tanti commenti che ho sentito a posteriori non erano proprio lusinghieri.
    Non voglio dire che un’opera acclamata non sia una buona opera, anzi, però secondo me non è detto che lo sia sempre e per tutti i lettori.
    Ciao!

    Lisa

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